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Arriva il 2021 e sarà senza dubbio un anno migliore

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Finalmente! Che sollievo!

Tra poche ore ci lasceremo alle spalle il 2020 e, come sempre alla vigilia di un nuovo anno, c’è l’euforia per quello che accadrà a partire da domani, l’entusiasmo per i nuovi progetti da mettere in campo, il pensiero carico di ottimismo che quello che sta per iniziare sarà un anno migliore di quello appena terminato.

Da sempre, infatti, la notte di San Silvestro rappresenta uno spartiacque, un momento di transizione, un passaggio obbligato che ci traghetta dal passato al futuro e che affrontiamo tutti – chi più, chi meno – con un discreto bagaglio di speranza.

Quest’anno però la situazione è decisamente diversa. La fine di questo 2020, funestato dalla pandemia mondiale, appare davvero a tutti come una liberazione. Senza dubbio non mancheranno coloro che sono riusciti a portare a casa qualcosa di memorabile in questo anno difficilissimo: la nascita di un figlio, un matrimonio, un nuovo amore, il lavoro dei propri sogni, l’acquisto di una casa o una qualsiasi soddisfazione personale. Ma è innegabile che per tutti il 2020 è stato un anno terribile, in cui il Covid ha condizionato le vite di ognuno di noi, rendendole peggiori dal punto di vista economico, sociale, relazionale, oltre che sanitario.

Quello che ci lasciamo alle spalle sarà un anno che difficilmente riusciremo a dimenticare. Sarà ricordato per sempre come l’anno in cui le mascherine sono entrate a far parte del nostro outfit quotidiano costringendoci a sorridere con gli occhi; in cui le strette di mano e gli abbracci sono stati aboliti e abbiamo dovuto fare i conti con l’imbarazzo dei saluti; in cui le persone più care hanno iniziato a rappresentare un pericolo per noi (e soprattutto noi per loro); in cui abbiamo dovuto lasciare soli i nostri nonni per proteggerli e in cui non abbiamo potuto dare un ultimo saluto ai nostri cari che stavano andando via per sempre. E ancora: del 2020 ricorderemo i matrimoni annullati o celebrati senza invitati, i bambini a scuola davanti a un computer, i volti dei medici e degli infermieri segnati dalla fatica, i voli cancellati e le frontiere chiuse. Gli sguardi dei malati carichi di paura e le file di indigenti davanti alla Caritas in attesa di un pasto, i balconi pieni di canti e bandiere e gli arcobaleni carichi di speranza, il dramma della cassa integrazione e le proteste pacifiche dei lavoratori, l’odore degli igienizzanti e le assurdità dei negazionisti, le strade vuote e le saracinesche abbassate. Ci sono poi delle immagini divenute, più di altre, tristemente simbolo di questa pandemia in Italia: il silenzio assordante di piazza San Pietro il giorno di Pasqua e la solitudine di papa Francesco davanti alla Croce, il dolore straziante dei camion dell’esercito che trasportavano le bare nelle strade di Bergamo, il tono solenne della voce del premier Conte nell’illustrare i Dpcm o lo sguardo preoccupato del capo della protezione civile Borrelli durante la lettura del bollettino quotidiano dei contagi.

Ma il 2020 è stato anche l’anno in cui forse realmente abbiamo capito di chi e di che cosa non possiamo davvero fare a meno nella nostra vita; in cui abbiamo deciso di assumerci dei rischi personali perché la nostra vita senza un amore, un parente o un amico non avrebbe meritato di essere vissuta; in cui abbiamo fatto grandi progetti per il post pandemia che probabilmente non realizzeremo mai, ma che ci hanno aiutato a continuare a guardare avanti senza perdere la speranza che quest’incubo un giorno sarebbe finito. Non dimenticheremo mai l’emozione di rincontrare i nostri parenti e amici dopo il primo lockdown, la sensazione di libertà nel non dover più utilizzare l’autocertificazione o nel non dover osservare il coprifuoco o gli occhi carichi di speranza della prima infermiera sottoposta al vaccino.

Si chiude un anno impegnativo e, come accade sempre alla vigilia di Capodanno, abbiamo come l’impressione che da domani cambierà tutto. Eppure, come cantava Dalla in maniera quasi profetica, “l’anno vecchio è finito, ormai, ma qualcosa ancora qui non va”. E non è solo il fatto che “si esce poco la sera compreso quando è festa…”, ma piuttosto la consapevolezza che domani, dopotutto, sarà solo il giorno successivo ad oggi e che i dolori e i problemi non spariranno all’improvviso, come i dati di un computer dopo averlo resettato.

Questo fare i conti con la realtà, tuttavia, non deve minimamente compromettere il nostro entusiasmo o l’ottimismo con cui ci prepariamo ad affrontare il 2021 che sarà senza dubbio un anno migliore di quello che si sta per concludere. Perché, a conti fatti, ci vuole davvero poco, ma soprattutto perché, ne sono certa, il peggio è passato.

Buon anno nuovo a tutti noi!

Il direttore

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