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Conte, il Governo, la task force, il Recovery Fund

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Il tema del giorno sembra riassumersi in questo interrogativo: il governo Conte è giunto al capolinea? Quesito “imbarazzante” nel momento in cui temiamo la terza ondata di contagi, siamo alle prese con la campagna di vaccinazione più ampia della storia nazionale e dobbiamo preparare un piano strategico per l’utilizzo di ingenti risorse europee che potrebbe cambiare (speriamo in meglio) il futuro del Paese.

Una parte degli opinionisti si straccia le vesti perché è del tutto irresponsabile, in simili circostanze, mettere in discussione l’attuale equilibrio politico, peraltro senza aver in mano alcuna carta di riserva. Altri si interrogano su quali siano le reali motivazioni – pubblicamente inconfessabili – che muovono gli attori di questo incauto gioco. Altri ancora sono convinti che, in realtà, siamo di fronte a un bluff perché nessuno ha reale interesse ad aprire la strada a soluzioni tecniche o, addirittura, a elezioni anticipate.

Qualche rapida considerazione in ordine sparso. La prima è che, in ogni passaggio delicato, questa maggioranza di governo mette in evidenza tutta la sua fragilità. In più di un anno di esperienza governativa le forze politiche non sono riuscite a mettere in campo un abbozzo di visione comune, un idem sentire, qualcosa che anche vagamente assomigli a una prospettiva strategica. Le continue mediazioni del Premier, a volte brillanti a volte meno, non sono in grado di assicurare una navigazione sicura in acque perigliose. Né aiuta l’instabilità interna alle forze politiche e il protagonismo esasperato di qualche leader.

La seconda riguarda importanti errori nella gestione della coalizione. Conte cerca di aggiustare il tiro in corso d’opera, ed è del tutto comprensibile, ma la proposta di una sorta di direttorio a tre, con il Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli e il Ministro dell’Economia Gualtieri, affiancati da una task force di top manager, dal punto di vista politico appare arrogante o ingenua. Come si può supporre di poter escludere dalla guida della più grande operazione di spesa pubblica dal secondo dopoguerra forze politiche che, seppur limitate nella rappresentanza parlamentare e nel consenso elettorale, sono in ogni caso assolutamente determinanti per la tenuta della maggioranza?  Si condividano o meno le posizioni e gli atteggiamenti renziani, in politica il realismo è una dote assolutamente indispensabile. La creazione di autorevoli gruppi di esperti non risolve il problema, caso mai lo esaspera.

Proprio in questo momento c’è davvero bisogno di dare la giusta centralità alla politica e al suo compito di fare scelte, fornire indirizzi, decidere. Pertanto il Governo e la maggioranza che lo sostiene devono compiere uno sforzo inaudito, anche chiudendosi in conclave, per trovare le necessarie soluzioni. Una volta segnata la strada bisogna aprire un confronto autentico in Parlamento con l’opposizione e, al tempo stesso, con le forze sociali che hanno il diritto e il dovere di essere parte attiva di questo processo decisionale.

La terza e ultima riflessione. Allora niente task force? Se la immaginiamo come soggetto estraneo e alternativo all’alta dirigenza dello Stato allora è meglio farne a meno. Non esiste alcuna procedura, neppure straordinaria, che possa eludere qualche passaggio decisivo nella burocrazia e, al contempo, non c’è modo migliore di inimicarsi l’alta dirigenza che cercare di “scavalcarla”. Molto meglio organizzare in modo sinergico il top management della Presidenza del Consiglio e dei principali ministeri, come peraltro già fatto in altre occasioni. Inoltre è bene avere a mente che esistono già utili strutture di supporto quale, ad esempio, l’Agenzia per la coesione territoriale. Dovremmo tutti ricordare che il proliferare di organismi nati per velocizzare la spesa finisce per creare inutili sovrapposizioni, conflitti di attribuzioni e, in ultima analisi, ulteriore inefficienza.

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