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Buono mobilità: ce l’ho fatta, ma che fatica!

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Che fatica ragazzi! Ma alla fine con grande soddisfazione ce l’ho fatta: ho ottenuto il mio buono mobilità.

Vi ho già parlato qualche mese fa della mia passione per i monopattini, per cui forse è superfluo sottolineare che l’agognato sconto del 60% previsto dal governo per rendere gli spostamenti nelle grandi città più sostenibili lo utilizzerò proprio per acquistare il mezzo elettrico a due ruote a bordo del quale mi sposto rapidamente ma, soprattutto, mi sento ringiovanita di 20 anni.

Peccato che per ottenerlo ne ho persi almeno tre, di anni, per via dell’eccesso di bile prodotta dal mio fegato nel giorno del click day.

Ma facciamo un passo indietro. Sono stata tra le migliaia di persone a gioire quando, in pieno lockdown, venne annunciata l’ideazione di un bonus per la mobilità sostenibile che, nella mia mente, si è trasformato immediatamente nell’opportunità di acquistare l’oggetto dei miei desideri scegliendolo tra quelli più performanti ma senza spendere un patrimonio.

Per mesi, poi, mentre usufruivo del servizio di sharing attivato nel mio comune e mi innamoravo sempre di più di questa nuova modalità di spostamento, sono stata indecisa se acquistarlo e sperare nel rimborso o se avere prima le idee più chiare sulla concretezza del sostegno. Vi starete chiedendo perché questo dubbio, dal momento che comunque era mia intenzione comprarlo ugualmente. Semplice: perché senza bonus avrei scelto un mezzo da 200 euro, con il bonus, invece, sborsando lo stesso importo, ne avrei portato a casa uno del valore di 500. Mica male, no?

Alla fine le linee guida sull’utilizzo del buono mobilità vengono finalmente diffuse e arriva la prima brutta notizia: ci sarà il click day! La mia mente torna immediatamente indietro di qualche mese, a quando centinaia di migliaia di persone avevano preso d’assalto la piattaforma dell’Inps (per ottenere gli indennizzi per i lavoratori), sbattendo la testa contro il monitor del proprio pc a causa del sovraffollamento che aveva mandato in tilt il sistema.

Accadrà la stessa cosa con il buono mobilità, mi dico. Perché, lo sappiamo bene, in Italia abbiamo questo viziaccio di volerci atteggiare a Paese smart, digitalizzato, cablato, supercollegato, superveloce. Ma la realtà è ben diversa, purtroppo. Nonostante questo grande scetticismo, scopro che la richiesta del bonus poteva essere fatta secondo due modalità: a rimborso per un mezzo già comprato oppure scaricando un buono per un acquisto da effettuare entro 30 giorni.

Decido, così, di procedere seguendo la seconda modalità: se riuscirò a ottenere lo sconto del 60% – penso – acquisterò un monopattino da 500 euro, in caso contrario mi accontenterò di un mezzo da 200 euro. Mi informo meglio e scopo che per tentare il colpo di fortuna ho bisogno di attivare uno spid, ossia il sistema che consente l’accesso con identità digitale ai servizi online della pubblica amministrazione e non solo. Dove si attiva? Tra le diverse opzioni, ci sono le Poste Italiane e, come avrebbe fatto mia nonna, scelgo la strada certa per l’incerta.

Vado allo sportello postale, seguo tutta la procedura e finalmente ottengo il mio spid. Sono pronta per affrontare il click day, la cui data è fissata al 3 novembre 2020. A che ora? Bella domanda! Non lo so e non è scritto da nessuna parte, per cui non mi resta che attendere sveglia la sera del 2 novembre e provare l’accesso al sito all’arrivo del nuovo giorno.

Finalmente ci siamo: è la sera del 2 novembre ed io, come una diligente Cenerentola, orologio alla mano, attendo lo scoccare della mezzanotte sul sito www.buonomobilita.it per rendermi conto che… non accade assolutamente nulla! Vado a letto puntando la sveglia un po’ prima del solito, così da anticipare i “rivali” più dormiglioni. Alle 8 sono già connessa e scopro che, a partire dalle 9 di mattina, avrò la possibilità di accedere prima in una “sala d’attesa” con tanto di indicatore del numero di persone in coda prima di me e poi, al momento opportuno (ma comunque non prima delle 10), sarò chiamata per compilare la mia richiesta per la quale avrò 20 minuti di tempo a disposizione.

Intanto il tempo passa e le 9 diventano le 9.30 a causa di problemi tecnici. Iniziamo bene – penso – ma comunque non perdo la speranza. Arriva quel momento e mi viene chiesto di inserire il mio nome e la località di residenza (dal momento che il bonus è riservato solo ai comuni con più di 50mila abitanti). Lo faccio e mi metto in coda. Arrivano le 10.50 e, contro ogni più rosea previsione, arriva il mio turno. Compilo i dati richiesti, inserisco utente e password dello spid e il sistema mi invitava ad accedere all’app di Posteid per dare l’autorizzazione. Prendo il telefono, vado sull’app e… errore! L’app non funziona. Trascorro i successivi 20 minuti tentando e ritentando di accedere, riavviando il mio telefono, sudando sette camicie e maledicendo Poste Italiane che stava volatilizzando la mia possibilità di acquistare un monopattino migliore. Il tempo a disposizione, infatti, scade e io rimango con un pugno di mosche e un cellulare in mano.

Rabbia, frustrazione, delusione i sentimenti che mi accompagnano per il resto della mattinata, minimamente alleviati dalla presa di coscienza che sono solo una delle migliaia di persone che ha avuto lo stesso problema. La piattaforma di Poste, infatti, non ce l’ha fatta a gestire l’enorme flusso di dati ed è andata in tilt. Mi convinco, così, che sicuramente nel corso della giornata il problema sarà risolto, per cui mi metto in coda nuovamente alle 15, per rimanere delusa una seconda volta alle 19 quando, dopo aver smaltito le oltre 632 mila persone in coda davanti a me, l’app continua a non dare segni di vita. E poi una terza volta, alle 23.30, quando arriva ancora una volta il mio turno e ancora una volta PosteId non si apre.

Vado a dormire meditando azioni legali, ricorsi, attentati per vendicarmi di quell’affronto. Per i 300 euro? No, questa volta era diventata una questione di principio! La mattina successiva, però, scopro con stupore che il plafond a disposizione non era ancora stato esaurito e, per la quarta volta, vado sul sito e scrivo il mio nome e la mia città. Con mio grandissimo stupore non c’è alcuna coda da fare e il sito mi indirizza direttamente alla sezione in cui inserire i dati dello spid. Mi accredito, come già fatto il giorno precedente, apro l’applicazione sul mio cellulare e questa volta, magicamente, funziona! In circa 3 minuti complessivi porto a termine la procedura e davanti ai miei occhi si materializza (ovviamente sullo schermo) il mio buono mobilità.

Potrò finalmente comprare il mio monopattino da 500 euro spendendone 200. Peccato, però, che nel frattempo la mia regione è diventata area arancione e il negozio in cui acquistarlo non è nel mio Comune. Riuscirò a far valere il mio diritto esibendo l’autocertificazione? Chi vivrà, vedrà.

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