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Aborto: le donne polacche scendono di nuovo in piazza

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La Corte costituzionale di Varsavia ha stabilito che le donne polacche non potranno optare per l’aborto nemmeno in caso di malattie e malformazioni del feto e questo nonostante nel Paese la maggior parte di IVG (Interruzione volontaria della gravidanza) sia riconducibile a questi motivi.

Del resto, sono anni che in Polonia il movimento fondamentalista cattolico, appoggiato dalla destra polacca, prova a stralciare direttamente la possibilità di abortire, ma anche nell’ottobre del 2016  – di cui avevamo scritto – le donne hanno dato vita ad un’ampia protesta chiamata “protesta nera” che ha evitato la ratificazione di questa legge. In realtà la decisione di allora, scaturiva da un compromesso tra Stato e Chiesa nel 1993 e da questo accordo è peraltro nata l’ultima legge dell’Alta Corte che pone limiti strettissimi all’aborto. Sotto la guida della presidente Julia Przylebska, la Corte ha risposto a un ricorso, che chiedeva la restrizione dell’IVG, presentato tre anni fa da 119 deputati perlopiù del Partito conservatore al governo, Diritto e giustizia (Pis).

Eppure i dati statistici parlano molto chiaro: nel 2019 in Polonia si sono registrati 1.100 aborti, di cui 1.074 causati proprio da malformazioni o patologie irreversibili del feto.

Non a caso, nel giorno della sentenza (il 22 ottobre), erano centinaia le attiviste fuori dal tribunale, per protestare contro questa decisione che in pratica rende impossibile l’aborto.

E infatti, venerdì 30 ottobre, a Varsavia, c’erano decine di migliaia di manifestanti provenienti da tutta la Polonia per una grande manifestazione a favore dei diritti delle donne. Molti dei manifestanti hanno protestato con striscioni e ombrelli neri, diventati immediatamente il simbolo della protesta per il diritto all’aborto nel Paese.

Addirittura, Krystyna Kacpura – della Federazione per le donne – ha assistito alla seduta della Corte e ha successivamente dichiarato in una nota: «È un’infamia dello Stato polacco: i giudici si sono dichiarati contro l’eugenetica e a favore del diritto alla vita dei neonati, anche se malati, dimenticando che si tratta molto spesso di feti incapaci di vivere in modo autonomo».

E ancora, secondo il sito polacco Oko.press, la Polonia diventa l’inferno per le donne dopo questa sentenza, ricordando che, dopo l’accordo fra varie forze politiche, l’aborto era autorizzato per tre motivi: malformazione del feto, stupro e rischio per la vita della donna.

In più, la contestazione a questa normativa arriva anche da Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, che ha ricordato come la maggioranza della Corte sia composta di giudici non autonomi perché indicati dal partito di governo di Jaroslawa Kaczynski, Diritto e giustizia (Pis) e ha dichiarato che, secondo lui, «decidere sul divieto di aborto, nel pieno dell’epidemia che si sta diffondendo, non è solo cinismo, è di più: si tratta di malvagità politica».

A fianco delle donne polacche si sono schierate diverse ONG, prime tra tutte Amnesty International e Umans Rights Watch.

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