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L’Italia scende in piazza contro il nuovo Dpcm

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La curva dei contagi si impenna, il Governo blocca alcuni settori e monta l’esasperazione e la protesta in Italia. Da Nord a Sud, i titolari e i lavoratori delle attività commerciali e produttive penalizzate dall’ultimo Dpcm stanno scendendo in strada per far sentire tutta la loro contrarietà alle misure introdotte per limitare la diffusione del Covid19.

Bar, ristoranti, pasticcerie, palestre, centri benessere. E ancora tutto il mondo che ruota attorno al settore della cultura, dal cinema al teatro, passando per la musica. Un esercito di professionisti che durante il lockdown hanno fatto la fame, poi hanno provato a rialzare la testa nel corso dell’estate, anche affrontando degli ingenti investimenti per mettersi in regola, e che da lunedì scorso sono piombati nuovamente nell’incertezza, nella paura, a volte nel baratro.

Non è un caso se lo chef Niko Romito ha parlato di “ultima cena” per molti ristoranti, o se in tante piazze italiane migliaia di persone hanno protestato contro alcune disposizioni che sembrano quasi accanirsi contro determinate categorie. Se in alcune città il malcontento è stato espresso in maniera pacifica e il dibattito è stato costruttivo, non sono mancati però episodi di guerriglia urbana – a Milano, Torino, Napoli – che poco o nulla hanno a che fare con le decisioni del Governo e che meritano di essere condannate senza sé e senza ma. Distruggere vetrine, lanciare lacrimogeni, mettere a rischio la propria vita e soprattutto quella degli altri manifestanti non può e non deve trovare alcuna giustificazione.

Ciò che preoccupa e che spaventa di più, a mio avviso, è che dopo un periodo difficilissimo come quello del lockdown, e una fase di ottimismo estivo, oggi gli italiani sembrano aver perso la bussola e qualsiasi punto fermo. Il virus fa paura, ma la crisi economica terrorizza ancora di più. Gli esperti e i virologi, con le loro teorie contraddittorie e con i loro cambi repentini di idee, sembrano aver perso qualsiasi credibilità. I numeri e i grafici si prestano a troppe interpretazioni differenti. E le scelte del Governo, che nei mesi di marzo e aprile erano risultate dure ma necessarie per sconfiggere la pandemia, oggi appaiono a molti dettate dal caso.

Cosa fare allora? E’ corretto scendere in piazza e accalcarsi gli uni sugli altri in barba a qualsiasi forma di distanziamento? Non si rischia di vanificare, ancora una volta, i sacrifici di chi ha dovuto abbassare per la seconda volta in un anno la propria saracinesca?

Di contro, è giusto accettare in maniera passiva le decisioni della presidenza del Consiglio dei ministri e rinunciare a portare a casa la pagnotta, mentre tante altre attività, ugualmente pericolose e a rischio, vanno avanti senza problemi?

E dall’altro lato della barricata, cosa dovrebbe fare il Governo? Tornare indietro e perdere ulteriore credibilità o proseguire dritto per la propria strada aumentando il malcontento e l’esasperazione dei lavoratori?

Il dibattito è aperto e solo il tempo ci dirà se le misure previste nell’ultimo Dpcm siano o meno quelle vincenti per stabilizzare la curva dei contagi e auspicare in una regressione del virus.

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