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Reddito di cittadinanza: opportunità o flop?

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“Percepiva il reddito di cittadinanza ma lavorava in nero”

“Reddito di cittadinanza flop in Piemonte”

“Droga pagata con il reddito di cittadinanza”

“Ferma al palo la app che doveva trovare lavoro”  

Sono solo alcuni dei titoli di giornale che, dal Nord a Sud dell’Italia, sono stati pubblicati per raccontare un’iniziativa che, come accusano in molti, si è rivelata un flop e andrebbe abolita. Arrivata al primo giro di boa, è tempo di bilanci per la misura che, fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle,  avrebbe dovuto ridurre il tasso di disoccupazione.

E’ scaduto il 30 settembre, infatti, il periodo di 18 mesi per coloro che hanno presentato per primi la richiesta di erogazione del reddito di cittadinanza nel marzo del 2019. Si tratta di circa 410mila famiglie che hanno avuto la possibilità di beneficiare della misura contro la povertà e che ora, per ottenere nuovamente il sussidio, dovranno ripresentare domanda e attendere un mese di stop.

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio statistico dell’INPS, aggiornati all’8 settembre, nel 2020 hanno percepito almeno una mensilità di reddito di cittadinanza 1 milione e 248mila nuclei familiari, per un totale di circa 3 milioni e 165mila persone, con un assegno mensile medio di 570 euro. Andando ad analizzare più da vicino i dati, le persone in età adulta che fanno parte dei nuclei familiari che attualmente percepiscono il reddito di cittadinanza – che sono maggiorenni, non lavorano e non stanno seguendo un corso di studio, e pertanto secondo i requisiti stabiliti dal decreto sono ritenute in grado di poter lavorare – sono 1 milione e 230mila.

Finora, però, le offerte di lavoro nell’ambito del “patto per il lavoro” sono state solo 220mila e solo 196mila persone hanno trovato occupazione. Inoltre, secondo i dati dei centri per l’impiego, solo il 71,5 per cento delle persone risultate idonee a un’offerta di lavoro si è presentato all’appuntamento, e delle 507mila che si sono presentate, quasi 70mila sono state esonerate per carichi di cura di bambini o disabili gravi. In tutto, fino ad ora, sono state circa 21mila le persone che sono state sanzionate per aver violato a vario titolo il “patto di lavoro”.

Appare evidente che, così come strutturato e sfruttato finora, il reddito di cittadinanza non abbia ottenuto il primo risultato sperato, ossia quello di diminuire il tasso di disoccupazione nel nostro Paese. Del resto a sostenerlo è stato lo stesso premier Giuseppe Conte che nei giorni scorsi ha dichiarato: «Voglio che una soluzione sia operativa entro sei mesi, il reddito di cittadinanza in questo modo rischia di essere una misura assistenziale senza progettualità».

Ma c’è di più. Addirittura c’è chi sostiene che il reddito di cittadinanza abbia incrementato il lavoro nero, per consentire alle persone di percepire il sussidio e poi di “arrotondare” con lavori non dichiarati.

Un flop dunque? Probabilmente finora sì. Ma forse c’è ancora la possibilità di migliorare questo strumento e non solo attraverso un’applicazione che metta in circuito tutti di disoccupati e tutte le aziende che cercano lavoratori, come auspica il primo ministro. Ne sono convinte le 36 associazioni che compongono l’Alleanza contro la povertà che, proprio in questi giorni, hanno lanciato 8 proposte per ridisegnare il reddito di cittadinanza in maniera più equa, inclusiva e attenta alle nuove emergenze sociali nate con la pandemia. Tra queste, c’è la proposta di ampliare la platea dei beneficiari includendo gli stranieri con la riduzione degli anni di residenza richiesti per l’accesso, portandoli da 10 a 2, l’eliminazione della sospensione di un mese nell’erogazione per coloro che hanno diritto al rinnovo, o ancora consentire maggiore accesso alla misura anche a una parte di coloro che sono caduti recentemente in condizioni di povertà e hanno usufruito del Reddito di emergenza attraverso un temporaneo innalzamento della soglia ISEE (da 9.360 a 15.000) e infine un allentamento dei requisiti aggiuntivi richiesti sul patrimonio mobiliare e immobiliare.

Riuscirà il governo a fare tesoro del consiglio delle associazioni che si occupano quotidianamente di poveri e nuovi poveri, aumentati notevolmente anche a causa del covid? Ma soprattutto, riusciranno gli italiani ad essere sempre meno “furbetti” e a comprendere che il denaro, quando si ha la possibilità, va guadagnato con onestà e non percepito alle spalle di chi lavora, paga le tasse e contribuisce all’economia del nostro Paese.

il direttore

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