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Appello di Amnesty per la dottoressa russa Tatyana Revva

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Tatyana Revva è una dottoressa dell’unità di terapia intensiva di Kalach-on-Don, nella Russia meridionale, e continua a subire rappresaglie per aver esposto il problema della carenza dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e altri problemi di gestione della pandemia alla Federazione dei dottori, un sindacato indipendente, allegando anche un video in cui ha descritto i problemi che lei e i suoi colleghi affrontavano in ospedale. La lettera al sindacato e il video sono stati resi pubblici.

Immediatamente la direzione dell’ospedale in cui lavora la dottoressa ha adottato misure disciplinari nei suoi confronti e, riferisce Amnesty International, in un mese Revva ha ricevuto due rimproveri formali e un ammonimento scritto da parte della direzione e addirittura in sei occasioni ha dovuto presentare spiegazioni scritte su presunte irregolarità nel suo lavoro.

Spiega Amnesty – che invita a firmare l’appello per difendere la dottoressa – che secondo gli inquirenti Tatyana Revva avrebbe violato la riservatezza di un paziente, visitando l’uomo arrivato al Pronto Soccorso con un sospetto attacco cardiaco, senza aver prima compilato i moduli di registrazione. Il paziente era suo padre, quindi Revva sostiene che la sua era una visita privata a un membro della sua famiglia e, menzionando l’incidente occorso, non ha diffuso i dati personali e la diagnosi del paziente e pertanto non ha violato la privacy del paziente. Eppure, proprio questo è diventato il motivo per il procedimento disciplinare a suo carico che potrebbe portare al suo licenziamento.

Insiste Amnesty International in una nota: «In base al diritto internazionale sui diritti umani, i governi hanno l’obbligo di proteggere il diritto alla libertà di espressione, incluso il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni tipo. Restrizioni al diritto alla libertà di espressione per motivi di salute pubblica sono consentiti, tuttavia devono essere chiaramente previsti dalla legge ed essere necessari e proporzionati per la protezione salute pubblica, non discriminatori». Ma  viene anche ribadito dalla nota associazione che «le autorità non devono limitare l’accesso e la diffusione d’informazioni sulla situazione sanitaria pubblica. Devono garantire che le persone abbiano facilmente accesso alle informazioni attraverso i media e Internet, nonché l’accesso ufficiale a informazioni e documenti essenziali affinché le persone possano proteggersi e rispettare misure adottate dal governo per tutelare la salute pubblica».

Purtroppo il caso di Tatyana Revva non è isolato: per esempio a fine marzo la dottoressa Anastasia Vasilyeva – a capo di un sindacato di operatori sanitari russi – aveva lanciato un appello tramite You Tube a tutti i medici e infermieri della Russia, esortando a non lavorare senza mezzi di protezione.

A seguito di questo appello è stata arrestata con l’accusa di mancato rispetto delle norme di condotta per prevenire e risolvere una situazione di emergenza. Ora il medico rischia di essere processato per disobbedienza agli ordini di un agente di polizia.

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