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Marche, bellezza infinita

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Marche, bellezza infinita”. Qualcuno dei nostri lettori avrà notato che da anni la Regione Marche investe ingenti risorse in messaggi pubblicitari a finalità turistica. Dapprima la voce di Giancarlo Giannini, recentemente il campione del ciclismo Vincenzo Nibali. All’indomani del terremoto del 2016, è stato Neri Marcorè, marchigiano verace, a farsi testimonial del rilancio turistico dell’area. Infine è arrivato il prestigioso riconoscimento della Lonely Planet, la guida turistica più famosa al mondo: la regione Marche è l’unica destinazione italiana inserita fra i luoghi da non perdere nella classifica “Top Regions – Best in Travel” per il 2020.

La scorsa settimana mia moglie e io abbiamo dedicato alcuni giorni a visitare parte della provincia di Macerata. Il breve viaggio metteva insieme due esigenze: raggiungere località termali e scoprire il patrimonio culturale di alcuni centri minori.

La prima tappa, venendo da sud, è stata Acquasanta Terme in provincia di Ascoli Piceno. Le tracce del terremoto sono apparse subito evidenti, anche se questa non è stata tra le zone più colpite. Qui va segnalata la magia delle sorgenti sulfuree de “Lu Vurghe”, piccole piscine naturali (“pozzetti”) in uno scenario incantato, raggiungibile con una breve camminata per un sentiero isolato e scosceso.

Dopo poche decine di chilometri, costeggiando il Parco Nazionale dei Sibillini, Sarnano, anch’essa località termale (Terme di San Giacomo). Il borgo medievale, arroccato sulla collina, è splendidamente conservato, con i suoi edifici in cotto, le stradine ripide, le scalinate strette. Si respira un’atmosfera incantata e autentica ad un tempo. Da non perdere una mitica zuppa ai funghi porcini servita in un originale contenitore di pane (dalla forma di panettone), per noi una vera consolazione dopo una tormenta di vento e pioggia.

Sulla strada per Camerino meritano attenzione la Chiesa di San Giusto, splendida testimonianza di architettura romanica della prima metà del XII secolo, fuori dai principali circuiti turistici, trovata aperta solo grazie alla fortunata coincidenza di una cerimonia locale, e la Rocca di Varano, un fortilizio del XIV secolo, da cui si gode un panorama spettacolare sull’alta valle del Chienti.

Il centro storico di Camerino stringe il cuore. Zona rossa, accesso interdetto. L’Esercito presidia i varchi. Monumenti e case puntellati. Silenzio dappertutto. Una gentile persona anziana, incuriosita dal vagare di due turisti, racconta che ormai la città è altrove, in periferia, che l’Università è ospitata in nuovi contenitori e che saranno i suoi nipoti a rivedere il centro storico popolato.

Del tutto diversa la situazione a San Severino Marche. Qui il terremoto ha colpito principalmente i quartieri degli anni 70, mentre il Castello (il nucleo più antico, arroccato in collina) e il Borgo (l’espansione quattrocentesca in pianura) hanno resistito meglio. Non mancano le cicatrici ma il tessuto urbano è preservato. Per fortuna, perché il centro storico è stupendo, ancora in larga parte abitato. Piazza del Popolo ne rappresenta il nucleo centrale, con la sua forma ellittica, su cui si affacciano il Palazzo comunale, il Teatro Feronia, la Torre dell’Orologio e molti altri edifici storici. Imperdibile la Pinacoteca comunale, piccola e preziosa, dove abbiamo avuto la fortuna di essere accompagnati da uno studioso anconetano, con ascendenze sanseverinate. D’altra parte la città è stata patria di artisti importanti quali i pittori Lorenzo e Iacopo Salimbeni, Lorenzo D’Alessandro, lo scultore Vincenzo Bigioli, l’architetto Ireneo Aleandri e l’intagliatore Domenico Indivini. Anche in questo caso la cucina locale è stata prodiga di buoni piatti, da quelli più tipicamente locali a rielaborazioni sofisticate.

Non si può dimenticare Tolentino, una cittadina importante e particolarmente vivace. Anche in questo caso, purtroppo, il terremoto ha reso inagibile gran parte del patrimonio culturale. Per fortuna, oltre a un passaggio in Piazza della Libertà, è stata possibile una limitata visita alla Basilica di San Nicola e al suo “cappellone”, con un meraviglioso ciclo di affreschi dell’inizio del XIV secolo.

Degno di nota l’avvicinamento a Macerata, ultima tappa della nostra escursione. Quattro soste doverose. L’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, straordinario monastero cistercense, la cui fondazione risale al 1142, oggi circondata da una pregevole Riserva Naturale di oltre 100 ettari che ne preserva il contesto. San Claudio al Chienti, originale complesso romanico, isolato, in aperta campagna, caratterizzato da due chiese sovrapposte collegate da uno scalone esterno e da due torri angolari cilindriche. La Chiesa di Santa Maria a Piè di Chienti, in laterizio, con pregevoli absidi e un interno a tre navate e ampio presbiterio sopraelevato, struttura ormai circondata da svincoli e aree industriali. Infine la pala di Lorenzo Lotto raffigurante la Crocifissione, custodita nella chiesa di Santa Maria in Telusiano a Monte San Giusto.

Macerata merita particolare attenzione. Difficile enumerare i suoi molteplici punti di interesse, dalla splendida Piazza della Libertà dove si affacciano i principali palazzi cittadini, alle strette vie della città medievale (Vicolo Cassini, Via Crispi, via degli Orti), dai numerosissimi edifici storici della locale Università che vanta origini antichissime all’originale e possente Sferisterio. Tanta storia è “temperata” dalla presenza di numerosissimi giovani universitari. Mi piace segnalare, tuttavia, due luoghi apparentemente “minori”: Palazzo Buonaccorsi e la Biblioteca Mozzi-Borgetti. Il primo rappresenta un polo culturale davvero interessante. Ampia la collezione di dipinti che spazia tra il Trecento e il Settecento; originale la raccolta di pitture e sculture del Novecento che illustra l’opera di artisti maceratesi e marchigiani e le loro relazioni nel panorama nazionale; magnifico (non l’avrei mai detto) il Museo delle Carrozze. Da non perdere la visita guidata alla Biblioteca storica e alla bella mostra “Specola dei mondi d’Oriente”, dedicata ai maceratesi che nel tempo si sono misurati con le culture orientali, da padre Matteo Ricci a Cassiano Beligatti, da Antelmo Severini a Giuseppe Tucci.

In definitiva, forse il claim “Marche, bellezza infinita” può apparire fuori misura, esageratamente “pubblicitario” ma, vi assicuro, non è poi così lontano dalla realtà.

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Monopattino mon amour!

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