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Richieste per l’utilizzo del Recovery Fund

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Certamente molti dei nostri lettori ricorderanno quando, alcune settimane fa, avevamo spiegato, in questo articolo, che cosa fosse il Recovery Fund, un sistema deciso dall’Unione Europea per dare aiuto economico ai Paesi gravemente colpiti dalla pandemia da Covid 19.

Come avevamo spiegato, il nostro Paese avrebbe dovuto presentare un programma di spese e riforme al Comitato economico e finanziario della Ue, cosa che verrà fatta nelle prossime settimane, non appena le Camere avranno definito le linee guida.

Ad accompagnare gli intenti del governo, una lettera del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che presenta l’elenco dei progetti per aver accesso al Recovery Fund: il premier ha garantito che per il completamento delle richieste «sarà assicurato il pieno coinvolgimento delle Camere», dopo che nei giorni scorsi diversi gruppi parlamentari si erano lamentati, sostenendo di essere stati tagliati fuori.

Il documento, (pubblicato dal Corriere della Sera) è una versione ampliata di quello approvato la scorsa settimana dal Ciaee, il Comitato degli affari europei, una sorta di Consiglio dei ministri allargato e consta di 72 pagine.

Gli obiettivi generali restano il raddoppio del tasso di crescita del Pil, dallo 0,8% dell’ultimo decennio all’1,6%, e l’aumento di 10 punti percentuali del tasso di occupazione.

Le macro aree di intervento restano sei, con qualche ritocco: digitalizzazione e innovazione, voce alla quale si aggiunge anche la competitività del sistema produttivo. Poi rivoluzione verdeinfrastrutture per la mobilità, equità socialesalute. Restano anche istruzione e formazione, ma qui si aggiungono ricerca e cultura.

Si conferma, come detto, l’attenzione sull’equità sociale, di genere e territoriale. Per raggiungere questi obiettivi si parla di creazione di posti di lavoro e tutela del reddito, oltre a politiche attive anche a favore dell’occupazione giovanile: dal contrasto al lavoro sommerso, alla consapevolezza del lavoro femminile attraverso percorsi di formazione, occupabilità e autoimprenditorialità a favore delle donne stesse  e con l’ambizioso scopo di ridurre o annullare le differenze salariali di genere. Diventa quindi centrale il Family Act – di cui peraltro avevamo già spiegato qui – «raccordato alla riforma dell’Irpef» e l’attuazione del Piano Sud 2030.

L’obiettivo è concentrare le risorse su pochi grandi progetti per evitare di disperdere le risorse, in modo da arginare la valanga di progetti (557 per oltre 677 miliardi di euro) arrivati da singoli ministeri.

Confermate anche le riforme che dovrebbero accompagnare il piano, tutte da completare entro l’anno prossimo: fisco, giustizia, lavoro e pubblica amministrazione.

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