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Settembre andiamo, è tempo di tornare a scuola

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Il suono della prima campanella porta con sé, da sempre, una serie di emozioni contrastanti. Speranza, ottimismo, eccitazione, gioia, frustrazione, curiosità e anche qualche lacrima, da parte dei genitori emozionati o degli alunni meno studiosi.

Quest’anno, però, c’è un nuovo sentimento che caratterizza il ritorno in aula, che entro la fine della settimana affronteranno tutti gli studenti italiani: la paura. Il Covid-19, infatti, è tutt’altro che un lontano ricordo. Al contrario, nelle ultime settimane abbiamo appreso con preoccupazione che la curva dei contagi è tornata ad alzarsi, così come i ricoveri e le terapie intensive. Nulla a che vedere con la fase piena dell’emergenza, è bene ricordarlo, ma per molti la sensazione è che la riapertura delle scuole possa rappresentare un forte pericolo che la pandemia torni a paralizzare l’Italia.

E’ prematuro fasciarsi la testa e solo il tempo ci consentirà di scoprire se queste previsioni erano troppo pessimistiche o drammaticamente realistiche. Quello che possiamo limitarci a fare, in questi giorni, è chiederci se la scuola italiana sia pronta a tutelare i suoi ospiti, siano essi studenti, insegnanti, presidi o personale.

Sicuramente c’è un elemento che merita di essere sottolineato in proposito.

E’ il grande impegno dei dirigenti scolastici, delle amministrazioni locali, degli insegnanti e di tutti i tecnici chiamati a vario titolo a occuparsi di tutti gli interventi necessari a rispettare le normative nazionali. Dagli adesivi per contrassegnare i banchi ai percorsi per evitare assembramenti, passando per la ricerca di aule nuove, l’allestimento di spazi alternativi, le comunicazioni alle famiglie, la predisposizione delle corse aggiuntive per gli scuolabus.

Sono davvero decine e decine le incombenze che sono state riservate ai diversi istituti scolastici italiani per affinché tutto fosse pronto per il ritorno sui banchi degli alunni di tutte le età. Oltre all’impegno organizzativo e burocratico, però, le scuole e i loro rappresentanti dovranno farsi carico di un fardello ancora più gravoso: la responsabilità che tutto vada per il meglio, che i bambini e i ragazzi rispettino le regole, che nessuno, per nessun motivo, porti nei plessi il temutissimo virus costringendo intere classi alla quarantena.

Perché ciò accada, tuttavia, è necessario che il senso civico e di responsabilità coinvolga in primis le famiglie, i genitori. Soprattutto nel caso degli studenti più piccoli, infatti, è fondamentale che la cultura della prevenzione e che il rispetto per gli altri esca già di casa prima ancora di entrare in classe. Cosa voglio dire? Che troppo spesso ci capita di leggere notizie di classi già in quarantena dopo pochi giorni dall’avvio delle lezioni perché magari un bambino, ancora in attesa dell’esito del tampone (poi positivo) ha continuato ad andare a scuola come se niente fosse. E c’è addirittura chi preferisce ignorare qualche decimo di febbre o qualche sintomo influenzale sperando che non si tratti di Covid19 per evitare una serie di “disagi” legati all’iter burocratico-sanitario.

Comprendo quanto sia difficile per tanti genitori lavoratori fare i conti con l’impossibilità di portare i bambini a scuola e con la quarantena forzata per tutti i componenti della famiglia. Ma tanto è. Oggi essere responsabili è una questione dirimente, così come ritengo lo sia anche garantire ai cittadini i risultati delle verifiche sanitarie entro le 48 ore come imporrebbe la normativa e come, invece, difficilmente accade.

A questo bisognerebbe aggiungere poi una raccomandazione agli studenti: no agli abbracci, ai baci, alle strette di mano. E anche in questo caso, probabilmente, i genitori possono svolgere un ruolo chiave ricordando ai figli come un piccolo distanziamento fisico possa prevenire un nuovo distanziamento sociale. E’ inutile, infatti, mantenere i banchi lontani, smembrare le classi, triplicare le corse dei mezzi pubblici se poi, prima di varcare i cancelli dell’istituto, i ragazzi si abbracciano senza mascherina come se nulla fosse.

E’ tutto estremamente complicato, me ne rendo conto.

Ma da questa settimana si gioca la partita più importante per l’Italia nella sua lotta contro virus. E penso che valga davvero la pena fare tutti un piccolo, grande sforzo.

 

Il direttore

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