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Un vaccino nasce da ricerca accurata e intuizioni

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Tutto il mondo è in attesa del nuovo vaccino anti Covid che sia sicuro, efficace e senza gravi effetti collaterali. La corsa al vaccino è cominciata, alle prime avvisaglie del virus, da parte di scienziati e di team di tutto il mondo che spesso collaborano insieme e si scambiano informazioni.

Non è sempre stato così, anche perché il mondo non era interconnesso come ora e le informazioni non potevano viaggiare in tempo reale da un luogo all’altro.

Tuttavia, nel corso dei decenni, i ricercatori si sono adoperati e ingegnati per trovare soluzioni che ponessero fine a malattie contagiose o senza scampo, al fine di salvare vite umane.

È per esempio il caso di Maurice Hilleman, capo dipartimento per le malattie respiratorie del Centro medico della Difesa americana. Dal momento che nel 1957 l’influenza stagionale era molto più aggressiva e virulenta del solito, Hilleman con il suo team riuscì ad isolare e analizzare il virus che ne era la causa: dopo averlo identificato come ceppo nuovo e molto pericoloso scoprì il virus A/Singapore/1/57 H2N2, quello dell’influenza  asiatica che, nei fatti, uccise oltre due milioni di persone nel mondo. Le vittime avrebbero potute essere almeno due volte tanto, ma negli USA non superarono quota 69.000, grazie al vaccino creato da Hilleman e distribuito in almeno 40milioni di dosi.

Il realtà il lavoro del microbiologo americano fu molto ampio: infatti Hilleman scoprì e mise a punto vaccini contro ben 40 agenti infettivi, sette dei quali sono contemplati anche attualmente nel Piano sanitario dei Vaccini obbligatori in Italia e sono: morbillo, orecchioni, rosolia, epatite B, varicella, meningite e batterio emofilo dell’influenza b.

Del resto, se pure Hanneman rimane il più attivo e proficuo combattente di virus, non è stato il primo a percorrere la strada della prevenzione, della ricerca e della cura delle malattie attraverso un vaccino che rendesse immuni.

Il primo uomo e probabilmente più noto, divenuto padre dell’immunizzazione fu Edward Jenner (1749-1823) che intuì come sconfiggere il vaiolo, piaga che nel XVIII secolo solo in Inghilterra mieteva oltre 40.000 vittime ogni anno. All’inizio si fecero diverse prove utilizzando il contagio del vaiolo umano su persone sane con risultati nulli poiché la malattia proseguiva il contagio e peggiorava. Fu proprio Jenner ad avere l’intuizione di utilizzare il vaiolo bovino e l’esperimento riuscì. Dopo altri 2 anni di esperimenti Jenner riuscì a dimostrare scientificamente l’efficacia dell’antivaiolosa che venne ribattezzata come vaccino (inteso come derivato dalla vacca), aprendo così la strada alle attenuazioni elaborate da Pasteur (1822-18959) e ai successivi studi dei discepoli di Robert Kock (1843-1910, il padre tedesco della batteriologia.

E si arriva al già menzionato Louis Pasteur, il primo chimico e microbiologo francese assurto alle cronache. I suoi studi sulla rabbia lo avevano reso molto conosciuto e fu nel 1885 che ebbe l’occasione di sperimentare il suo trattamento antirabbico su un essere umano, come ultima speranza di salvarlo.  In realtà Pasteur aveva avuto una grande intuizione, suffragata da esperimenti su animali: aveva osservato infatti che, mano a mano che la materia cerebrale infetta si seccava, il virus perdeva forza, diventando innocuo nel giro di 15 giorni. Ecco che questa materia, polverizzata e allungata in acqua, era diventata il nuovo vaccino antirabbico.

Una battaglia particolarmente combattuta fu quella per debellare la poliomielite;il poliovirus fu identificato nel 1949: venivano colpiti il sistema nervoso centrale e i neuroni motori del midollo spinale, e l’epidemia che ne derivò fu particolarmente feroce perché tra il 1951 e il 1955 uccise o paralizzò circa 28.500 persone l’anno.

Fu dapprima Jonas Salk che mise a punto un vaccino che conteneva il virus inattivato e quindi, invece di causare la malattia, stimolava gli anticorpi a difendere l’organismo in caso di contagio. Il vaccino Salk venne ufficialmente adottato ma fu soppiantato pochi anni dopo dal vaccino studiato dal virologo polacco Albert Sabin. Il virus, in questo vaccino, era semplicemente attenuato ed era di più facile somministrazione rispetto al precedente e fu quindi quest’ultimo che venne utilizzato nelle vaccinazioni a tappeto dal 1962. Il vaiolo venne quindi eradicato e la vaccinazione non è più obbligatoria.

Tutti i virologi, immunologi, biologi, chimici nominati non smisero mai di fare ricerca sulle nuove sfide che si presentavano negli anni.  Va però sottolineato come, a metà degli anni ’80, sia avvenuta una vera rivoluzione nello sviluppo di vaccini, grazie all’avvento della biologia molecolare, la scoperta della composizione del DNA, lo sviluppo delle tecniche di manipolazione dello stesso e dello studio di ogni minima particella.

Addirittura uno dei vaccini più recenti, quello contro Ebola, è passato, nel giro di un anno circa, a salvare il 90% delle vite umane che hanno contratto il virus, rispetto al 40% dell’anno precedente. E naturalmente la ricerca continua.

Non ci resta che attendere fiduciosi l’arrivo del nuovo vaccino anti-Covid che gli scienziati sicuramente metteranno a punto.

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