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Elezioni e referendum in Italia il 20 e 21 settembre

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In totale saranno sette le Regioni chiamate a elezioni nel nostro paese il 20 e 21 settembre 2020: Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta. A parte la Valle d’Aosta – il cui presidente si è dimesso – il voto per le regionali era previsto nei mesi precedenti, ma è slittato a causa della pandemia da coronavirus.

Negli stessi giorni, sarà accorpato il primo turno delle elezioni amministrative in oltre mille Comuni italiani, tra cui 15 capoluoghi di regione e città importanti come Venezia, Reggio Calabria, Trento, Bolzano, Arezzo, Chieti, Crotone, Lecco, Mantova e tante altre.

È opportuno ricordare che per le elezioni regionali, a differenza delle amministrative, non è previsto alcun ballottaggio, tranne in Toscana che ha un regolamento diverso.

Ci sarà però una votazione che riguarda tutti i cittadini italiani e sarà quella sul referendum costituzionale.

Si tratta di un referendum dal titolo «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari».

Approvato in via definitiva dalla Camera l’8 ottobre 2019, il testo di legge prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato, contemplando quindi l’eliminazione di 345 parlamentari in totale.

Infatti, poiché la legge non ha incassato i due terzi anche al Senato, come prescritto dall’articolo 138 della Costituzione, non è stata direttamente promulgata proprio per dare la possibilità di richiedere un referendum confermato, entro i successivi tre mesi, da parte di un quinto dei membri di uno dei due rami del Parlamento, di cinquecentomila elettori o di cinque consigli regionali. Tale facoltà è stata esercitata da 71 senatori che hanno depositato la richiesta di referendum presso la Corte suprema di Cassazione il 10 gennaio 2020.

Va detto anche che, all’entrata in vigore della Costituzione italiana, nel 1948, gli articoli 56 e 57 non individuavano un numero precostituito di parlamentari da eleggere. Infatti, era prevista l’elezione di un deputato ogni 80.000 abitanti o per frazione superiore a 40.000, mentre per ciascuna regione era assegnato un senatore ogni 200.000 abitanti o per frazione superiore a 100.000, con un minimo di sei senatori per ogni regione e un solo senatore per la Valle d’Aosta.

Ma, durante il Governo Fanfani IV, fu approvata la Legge costituzionale 2/1963 che modificò gli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione, fissando a 630 il numero dei deputati e a 315 il numero dei senatori, equiparando inoltre la durata di entrambe le Camere a 5 anni.

Il testo del quesito referendario che ci verrà posto sarà: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?».

Votando sì, la legge verrà confermata, votando no la legge decadrà.

Trattandosi di un referendum confermativo, non esiste quorum, per cui sarà ritenuto valido qualunque numero di votanti e vincerà la maggioranza dei voti espressa.

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