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Recovery Fund: cos’è e come funziona

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Il Recovery Fund (letteralmente fondo di recupero) è lo strumento dell’Unione Europea oggetto di discussione come mezzo economico comune e di strategia condivisa, che ha l’obiettivo di arginare l’effetto – sull’economia dei Paesi membri – della pandemia da Covid 19, soprattutto in quelli meridionali come Spagna e Italia dove il virus ha maggiormente colpito.

In realtà tutte le economie del Vecchio Continente hanno archiviato il primo semestre dell’anno in corso con flessioni importanti del Pil ed ecco quindi l’idea di adottare una strategia condivisa per affrontare insieme le opportune soluzioni. Le trattative all’interno del Consiglio europeo non sono state facili, soprattutto le difficoltà sono nate con i Paesi cosiddetti frugali del Nord Europa come Austria e Olanda, ma finalmente, con la mediazione di Francia e Germania, è nato il Recovery Fund.

In pratica si tratta dell’emissione di bond (obbligazioni) che vengono garantiti nel bilancio UE. Il finanziamento del fondo è stato progettato attraverso la raccolta di liquidità ricavata dall’emissione di obbligazioni, condividendo il rischio ma senza condivisione del debito del passato che non diventa quindi comune.

Per dirla in parole forse più facili, verranno emessi dei titoli di debito comuni da utilizzare, poi, per acquistare i titoli di debito di un Paese per evitare il suo default, che ricadrebbe non sul singolo Paese ma su tutti.

A tutti gli effetti il debito non ricadrebbe solo sugli Stati più deboli, ma anche su quelli – come Germania e Olanda – che hanno i conti a posto. Perché, appunto, il debito viene condiviso e chi ha i conti in ordine inevitabilmente ci rimette.

Il Consiglio Europeo ha discusso a lungo termini, importi e condizioni, fino a quando, proprio in extremis  e dopo ben 92 ore di discussione, l’accordo è stato raggiunto: l’importo totale del Recovery Fund sarà di 750 miliardi di euro, con 390 miliardi a fondo perduto più 360 a tasso ridotto.

Mentre il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di risultato storico, il commissario all’economia europea Paolo Gentiloni l’ha definita «la più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro» .

L’Italia, come già nell’iniziale proposta della Commissione, è il Paese che più beneficia degli stanziamenti di Next Generation Eu (altro modo in cui si intende l’aiuto economico del Recovery) ottenendo il 28% del totale: 208,8 miliardi, di cui 82 di sussidi a fondo perduto e 127 di prestiti.

Gli obiettivi di questo aiuto comunitario sono:

  • individuare strumenti a sostegno degli sforzi profusi dagli Stati membri per riprendersi dalla crisi, superarne gli effetti e riemergere più forti;
  • trovare misure volte a stimolare gli investimenti privati e sostenere le imprese in difficoltà;
  • rafforzare i programmi strategici dell’UE per trarre insegnamento dalla crisi e rendere il mercato unico più forte e più resiliente e accelerare la duplice transizione verde e digitale.

Al termine del Consiglio europeo il premier italiano Giuseppe Conte ha commentato in conferenza stampa: «Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l’autonomia delle istituzioni comunitarie. La verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano. Ora avremo una grande responsabilità, dato che con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire il Paese con forza per cambiarne il volto. Ora dobbiamo correre».

Ecco che quindi è arrivato il momento per il nostro Paese di presentare al più presto un programma di spesa e riforme che dovrà passare al vaglio dell’Ue per poter definitivamente accedere ai fondi.

La valutazione sul rispetto delle tabelle di marcia e degli obiettivi fissati per l’attuazione dei piani nazionali sarà affidata al Comitato economico e finanziario (Cef), cioè gli addetti dei Ministeri delle Finanze. Se in questa sede – in via eccezionale – qualche Paese riterrà che ci siano problemi, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo prima che venga presa qualsiasi decisione.

Scrive in una nota Amnesty International Italia:«Chiediamo alle istituzioni nazionali di realizzare un piano concreto, che tuteli i diritti umani e che parta da alcune aree critiche da risanare, come la scuola e la ricerca. Il programma dovrà inoltre garantire i diritti dei lavoratori, assicurare la parità di genere, prevedere una gestione razionale del fenomeno migratorio e aver cura del territorio alla luce dei cambiamenti climatici».

Non ci resta che attendere di vedere i programmi di utilizzo.

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