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Assegno unico universale e Family Act

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Qualche volta fa piacere essere smentiti. Solo una settimana fa ho affermato che noi italiani “celebriamo retoricamente l’infanzia e non facciamo nulla perché i bambini possano nascere e crescere con responsabilità. Niente servizi per l’infanzia, scarsi investimenti nella scuola e nella formazione, inadeguati sostegni alla genitorialità, nessuna cura delle comunità locali. La tanto celebrata “famiglia”, anche quella più tradizionale, in realtà non entra nell’agenda politica” (leggi l’articolo).

Ieri la bella notizia. La Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge Lepri-Del Rio sull’assegno unico universale per figlio con 452 voti favorevoli e un solo astenuto. Di cosa si tratta? La norma prevede l’erogazione di un contributo per ciascun figlio, presumibilmente tra i 200 e i 250 euro, dalla nascita fino al compimento del ventunesimo anno di età. Sarà universale in quanto riguarderà tutti, a prescindere dalla specifica condizione lavorativa: dipendenti, autonomi, liberi professionisti, incapienti, disoccupati. L’assegno unico “accorpa” ben 8 forme di sostegno (assegni per il nucleo familiare, assegni familiari, detrazioni per i figli a carico, detrazioni per famiglie numerose, bonus bebè, bonus mamma, assegno per il terzo figlio, prestiti agevolati garantiti), attualmente con una dotazione finanziaria di 15,5 miliardi, cui dovranno aggiungersi altri 6-7 miliardi per raggiungere una platea così vasta. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Grande soddisfazione è stata espressa da tutte le forze politiche, a partire dai relatori e dalla ministra con delega alle pari opportunità e la famiglia. Elena Bonetti ha ricordato come questa sia solo una prima tessera del più complesso DDL comunemente denominato Family Act, approvato in Consiglio dei Ministri nel giugno scorso, che prevede ulteriori interventi in materia di congedi parentali e di paternità, permessi retribuiti e incentivi al lavoro femminile, smartworking, istruzione e autonomia dei figli. Non hanno mancato di dichiarare il proprio apprezzamento le stesse opposizioni e il mondo dell’associazionismo, in particolare cattolico.

Possiamo essere soddisfatti? Stiamo andando nella giusta direzione? Abbiamo colto l’urgenza del problema? Natalità, famiglia, lavoro femminile saranno al centro del piano di rilancio del nostro Paese? Speriamo! Al momento possiamo esprimere solo l’auspicio di esserci incamminati nella giusta direzione. Vi chiederete perché tanta prudenza. È molto semplice. Il Family Act per il momento è stato approvato soltanto dal Consiglio dei Ministri, quindi deve fare l’intero iter parlamentare. Per di più si tratta di una legge delega che dovrà “generare” molti provvedimenti collegati. Stessa situazione per il DDL sull’assegno unico universale. Deve ancora essere approvato dal Senato e, anche in questo caso, si tratta di una legge delega che necessita di provvedimenti attuativi.

La strada è ancora molto lunga e, a dispetto dell’unanimità nella recente votazione, le insidie sono dietro l’angolo. Saranno necessarie determinazione, lungimiranza, convinzione e intelligenza politica per portare a casa il risultato. I tempi di approvazione dovranno essere estremamente contenuti e i decreti attuativi semplici e tempestivi. La politica ne sarà capace?

 

 

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