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MEDU nella Piana di Gioia Tauro

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Medici per i Diritti Umani (MEDU), è uno dei tre partner selezionati da Amnesty International Italia tramite un bando per la Campagna #NessunoEscluso per sostenere  le iniziative varate a favore di persone e gruppi vulnerabili che vivono in strutture non adeguate a fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19.

Tanto è vero che MEDU, con il suo progetto Terragiusta, da anni opera in Calabria per fornire assistenza sanitaria e legale ai braccianti agricoli che operano nella Piana di Gioia Tauro, Taurianova, San Ferdinando e Rosario.

Ed è stato proprio grazie agli operatori di Terragiusta che i braccianti di quella zona hanno ricevuto sostegni essenziali per poter affrontare il periodo di quarantena e lockdown succeduti all’epidemia da Covid 19.

Ha spiegato infatti Ilaria Zambelli, coordinatrice del progetto di MEDU: «Pur avendo soldi in tasca per comprare un po’ di cibo, molti braccianti sono stati rifiutati all’ingresso dei supermercati perché sprovvisti di mascherine» e in effetti il lavoro dei volontari per distribuire cibo, mascherine, disinfettanti e termometri è stato fondamentale. Ma non solo, poiché da aprile sono riprese le visite mediche di MEDU alla tendopoli di San Ferdinando, in un’apposita tenda messa a disposizione della Protezione Civile.

In realtà, grazie agli screening medici effettuati, si sono riscontrate numerose patologie legate all’apparato respiratorio, ormai divenute croniche a causa delle condizioni di vita e del lavoro in ambienti insalubri. Va da sé che la mobilità dei lavoratori (oggi in un campo, domani in un altro) fa in modo che queste patologie non possano venire curate e gestite: purtroppo, l’impossibilità a prendersi giorni di permesso e non poter usufruire di giorni di malattia, causano una maggiore fragilità ai lavoratori agricoli stagionali.

Continua a spiegare Ilaria: «Abbiamo incontrato diverse persone con irregolarità contrattuali che purtroppo non sono riuscite ad accedere alla disoccupazione agricola. Nonostante avessero il contratto e svolgessero costante attività lavorativa, nelle buste paga risultavano pochissime giornate lavorative: da 6 giorni alla settimana, se non 7, in busta paga venivano registrate tra le 2 e le 5 giornate alla settimana e, in contratti di 9 mesi, a volte sono stati registrati anche solo 20 giorni di lavoro continuativo“.

Ecco i motivi per cui, una volta terminata la quarantena, gli operatori di MEDU non hanno lasciato – né lasceranno – la Piana di Gioia Tauro, spiegando di non volersi affatto sostituire alle istituzioni ma continuando «ad essere l’anello di congiunzione con i braccianti soprattutto per un discorso di prossimità e di relazione creata con loro negli anni. La nostra idea è continuare a lavorare in questo senso per non tenere nessuna persona esclusa da un monitoraggio sanitario che è importante ora più che mai».

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