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Nuovo naufragio nel Mediterraneo

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Pochi giorni fa, probabilmente tra il 4 e 5 maggio, l’ennesimo naufragio di migranti di fronte alle coste della Tunisia: è affondato un barcone che poteva contenere venti persone, ma a bordo ce n’erano ben cinquantatré. In effetti, tutti risultano morti o dispersi, eppure volevano soltanto attraversare un braccio di Mediterraneo e arrivare in Europa; più precisamente volevano approdare a Lampedusa.

Il direttore di Medicina Legale presso l’ospedale universitario ha dichiarato che, per la maggior parte, si trattava di donne e i cadaveri ritrovati sono di 39 persone, mentre, nel frattempo, i cadaveri ritrovati sono quelli di tutte le persone a bordo. Perlopiù la provenienza degli imbarcati era dall’Africa Subsahariana e alcuni tunisini; le autorità tunisine hanno fatto sapere di aver avviato un’indagine per chiarire i fatti del naufragio e per quanto riguarda il capitano dell’imbarcazione, un cittadino tunisino.

Purtroppo molte città della Tunisia meridionale, soprattutto quelle costiere, sono spesso punti di partenza per i migranti e molti di loro sono addirittura giovani tunisini disoccupati, senza un vero futuro a causa dell’acuta crisi economica che il loro Paese sta attraversando che, di fatto, sta finendo di spegnere ogni velleità alle cosiddette primavere arabe per una transizione democratica.

Secondo tristi statistiche dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), nel 2019 sono state quasi 111.000 le persone che sono riuscite ad attraversare il Mediterraneo, ma circa 1.300 sono morte nel tentativo.

A ribellarsi è padre Camillo Ripamonti – presidente del Centro Astalli di Roma – che afferma convinto: «Non si può sospendere il soccorso in mare senza un piano alternativo di ingressi in Europa. Le violazioni da parte dei governi del diritto internazionale pubblico, dei principi umanitari e del diritto del mare, sono talmente frequenti che non suscitano più alcuna reazione da parte di istituzioni nazionali e sovranazionali» e prosegue spiegando che l’immobilismo non può e non deve essere una misura politica.

Ma non è tutto: infatti, lo stesso Centro Astalli chiede a chiare lettere a chi ci governa di mettere fine alla strage dei migranti in mare mettendo in atto con la massima celerità l’ingresso in Europa attraverso vie legali. Non a caso, preoccupa fortemente l’indebolimento delle tutele internazionali e il rispetto dei diritti umani fondamentali, quindi vanno attivati progetti d’insediamento dei migranti, visti di ingresso per lavoro e protezioni umanitarie.

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