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Migranti costretti a quarantene in mare

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La denuncia arriva da Amnesty International: da settimane circa 160 migranti vengono trattenuti dalle autorità maltesi su due navi private al largo delle acque territoriali. Il pretesto utilizzato per questa detenzione particolare sarebbe la risposta di Malta alla pandemia da CoVid-19.

In particolare, un primo gruppo di 57 uomini – salvati il 29 aprile da un peschereccio – era stato trasferito il giorno seguente a bordo della Europa II; successivamente, il 7 maggio, sono stati salvati – da un motoscafo delle forze armate di Malta e da un altro peschereccio – altri due gruppi di persone, rispettivamente di 45 e 78 individui. Le famiglie, tra cui 18 donne e bambini, sono state autorizzate a sbarcare sull’Isola, mentre le restanti 105 persone sono state trasferite in un primo tempo sul traghetto Bahari. Pochi giorni dopo, il 15 maggio, sono state nuovamente trasferite, questa volta sul traghetto Atlantis. Fa notare Amnesty in una nota che le imbarcazioni utilizzate per i migranti sono assolutamente inadatte a lunghi soggiorni in mare.

Eppure, è quello che sta accadendo e non importa a nessuno che i rapporti delle ONG indichino che la situazione degli uomini a bordo è del tutto inadeguata, «con sintomi in crescita di depressione e ansia, mentre sono circolate notizie di uno sciopero della fame e tentativi di suicidio».

Ma la situazione è resa ancora più grave dal fatto che i migranti non hanno accesso al mondo esterno, ad avvocati o medici scelti da loro e addirittura è stato impedito a UNHCR l’accesso alle imbarcazioni, motivi per cui è impossibile avere informazioni precise sulla loro identità e il numero preciso.

Ecco quindi che Amnesty ha chiesto alle autorità maltesi di porre fine a questa detenzione arbitraria, facendo sbarcare tutte le persone sulla terraferma, garantendo loro allo stesso tempo di poter presentare domanda di asilo e accedere a un’accoglienza consona.

La situazione nel Mediterraneo centrale rimane critica, con situazioni di quarantena simili a quelle appena descritte operate anche dall’Italia.

Tant’è che Amnesty International va oltre e inserisce sul suo sito la dichiarazione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale (Autorità di garanzia): «La realizzazione delle misure di quarantena in luoghi straordinari ed eccezionali non può comportare una situazione di ‘limbo’: le persone migranti sono sotto la giurisdizione dello Stato Italiano ai fini delle misure sanitarie loro imposte, ma al contempo non hanno la possibilità – e per un periodo di tempo non indifferente – di esercitare i diritti che il nostro Paese riconosce e tutela. Non possono chiedere asilo, non sono di fatto – e quanto meno temporaneamente – tutelati in quanto vittime di tratta o minori stranieri non accompagnati, Né possono tempestivamente accedere alle procedure per il ricongiungimento familiare ai sensi del Regolamento Dublino».

In conclusione, commenta l’Ong per i diritti umani, la necessità di evitare la diffusione del Covid-19 non può essere usata come scusa strumentale per imporre misure non necessarie, disumane e discriminatorie contro persone traumatizzate.

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