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Non bisogna parlare (male) di Milano? Non credo

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Invece parliamone, di Milano. Della città metropolitana di cui ci gloriamo noi lombardi. Scrivo noi perché io in questa città ci sono nata, ci ho vissuto sia pure per soli 10 anni, vicino a Corso Sempione e a Via Paolo Sarpi/Via Canonica, la chinatown milanese, già viva e operativa negli anni ’50.

La nostra Milano, città che abbiamo sempre vantato e che ci portiamo sempre dentro. La città della “Milano da bere”, con la sua Torre Martini, il suo Pirellone, il suo Duomo, la Galleria, il Castello Sforzesco, l’Arco della Pace e la Scala.

Ci siamo gloriati di essere inseriti in un tessuto culturale pieno di risorse, di Università come la Statale, la Cattolica, il Politecnico. Le lotte operaie, cominciate nella cosiddetta Stalingrado d’Italia (Sesto San Giovanni, proprio ai confini Nord di Milano) con le sue fabbriche storiche come la Falck, la Breda e la Magneti Marelli.

Pezzi di storia e di luoghi che esistono ancora oggi nella memoria collettiva, quando affermiamo compiaciuti che il milanese ha un buon animo, si prende cura degli interessi della classe operaia e dei più deboli. Gli ospedali, poi, vantano – a parole – eccellenze non solo italiane ma anche europee, basti pensare al padiglione De Gasperi a Niguarda per la cardiologia, all’Ospedale Sacco per l’infettivologia, al Policlinico con il suo Dermatologico, Stomatologico e tante altre specializzazioni, al Macedonio Melloni noto per le gravidanze difficili, i parti e, più in generale,  la cura delle donne, al Besta per la neurologia, al San Raffaele che – si dice – eccelle in ogni campo. Senza dimenticare lo IEO di Umberto Veronesi e l’Istituto Nazionale dei Tumori e numerosi altri ospedali sul territorio cittadino.

Ecco, questa Milano di oggi non è più quella di ieri. E con ieri non intendo lo scorso anno, ma quella di oltre 25 anni fa. Perché tutto questo tempo di amministrazione negativa l’ha distrutta, disintegrata, rimangono solo calcinacci. Un po’ come le macerie con cui i milanesi hanno costruito, nel primissimo dopoguerra, Monte Stella, la montagna di San Siro. Possiamo nasconderci dietro a un dito e continuare ad affermare che Milano è ancora la città migliore con gli abitanti migliori, lavoratori, cittadini ligi che pagano le tasse dovute? Io non me la sento più.

Non posso non pensare che alla guida della Regione ci sia stato per 18 anni (dal 1995 al 2013) Roberto Formigoni, in quota F.I., condannato in via definitiva in Cassazione per corruzione, coinvolgendo Maugeri e San Raffaele.

E che il suo successore sia stato Roberto Maroni  (in quota alla Lega Lombarda) fino al 2018, quello indagato  dalla Procura di Busto Arsizio per «induzione indebita a dare o promettere utilità per presunte irregolarità» inerenti due contratti di collaborazione a termine su progetti relativi alla fiera universale Expo 2015.

E che oggi il successore dal 2018 sia Attilio Fontana, in quota alla Lega, finora non indagato.

Per quanto poi riguarda i sindaci, a mio parere, l’unico con una certa coerenza e ratio  è Beppe Sala, che non esita a dire quanto pensa, scagliandosi contro i suoi cittadini che si stanno dimostrando incivili e incuranti del prossimo, che si accalcano nei luoghi della cosiddetta movida, ignorando norme come il distanziamento sociale a causa della CoVid-19, cautele varie, rispetto delle superfici comuni.Non solo: persone che gettano a terra mascherine insieme a guanti e rifiuti, come se la buona educazione fosse un optional.

E di qui le arrabbiature le ammonizioni, le arringhe, lo sdegno del sindaco Beppe Sala, nei confronti di coloro che le regole non sanno nemmeno dove stanno di casa. Per quanto mi riguarda avrà tutto il mio appoggio morale semmai dovesse imporre la chiusura dei locali non in regola e utilizzare misure anche “cattive”per disperdere i pericolosi assembramenti.

Ai milanesi, per quanto possa valere, dico basta: tutti pronti a puntare il dito verso il diverso, verso l’extracomunitario, verso i meridionali. Ma ci guardiamo allo specchio? Ma non vediamo l’attuale e triste volto di questa città? La colpa è nostra. È ora di dare un segno di vera civiltà, come stanno facendo quasi tutti gli italiani.

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