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Coronavirus e Ong: Save the Children

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Save the Children, la nota Ong che si occupa della salute dei bambini nel mondo e che vanta oltre 100 anni di lavoro – il suo centenario è stato celebrato anche da noi di Felicità Pubblica – è stata certamente tra le prime a parlare di CoVid 19 in Africa.

Tant’è che sin dal 30 marzo, sul loro sito, si potevano trovare avvertimenti e dati riguardo una possibile espansione della pandemia nel continente africano, individuando con certezza le fragilità e il pericolo per milioni di persone in Asia Meridionale e Africa Sub-Sahariana.

In particolare, spiegava Save the children, l’Africa Sub-Sahariana (escluso il Sud Africa) ha i sistemi sanitari più deboli del mondo e i più alti livelli di povertà; addirittura almeno metà della popolazione non ha accesso a servizi sanitari. I fattori di rischio, come la malnutrizione infantile e adulta – unita alla malaria endemica –, potrebbero portare a livelli molto elevati la mortalità per il CoVid 19, certamente maggiori di quelli riscontrati nei Paesi più ricchi. Purtroppo milioni di bambini muoiono a causa dell’impossibilità dei loro genitori di ricevere cure per le malattie più diffuse, come malaria, dissenteria e sepsi: basti pensare che la polmonite da sola uccide oltre 800.000 bambini, solitamente a causa della mancanza di ossigeno medico.

Soltanto una settimana dopo, l’8 aprile, Save the children lanciava l’allarme riguardo i Paesi africani, dove si contavano già circa 10.000 casi di Coronavirus confermati. La stessa Ong asseriva che i governi africani stavano compiendo sforzi particolari per contenere la diffusione della pandemia, ma del resto evidenziava ancora una volta come la copertura della sicurezza sociale fosse estremamente limitata o addirittura assente nel continente africano. In concreto, diventava evidente come le diverse restrizioni (chiusura dei mercati, limitati spostamenti, minori entrate) avrebbero avuto conseguenze particolarmente disastrose per le famiglie più povere, ponendole a volte davanti a scelte drastiche del tipo “o la borsa o la vita”. Purtroppo le incidenze di tutto questo sui nuclei familiari, sarebbero ricadute proprio sui bambini, costringendo spesso le famiglie a dividersi e lasciare i più piccoli ad arrangiarsi. Ecco quindi che Save the Children lanciava il suo Appello Globale  – che è possibile trovare qui – per raggiungere la somma di 100 milioni di dollari allo scopo di proteggere tutti i bambini dalla pandemia.

Ma la famosa Ong, come al solito, compie le sue azioni in modo serio e coerente: il 23 aprile scorso segnalava, con distacco partecipato, come i propri volontari stessero lavorando a stretto contatto con il governo nigeriano per ridurre il più possibile gli effetti negativi del CoVid 19 sui bambini più vulnerabili del Paese. Tanto è vero che sono stati acquistati materiali per dispositivi di protezione individuale (DPI) e prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) per farne dono alle agenzie governative competenti che coordinano la risposta della Nigeria al virus.

Certamente ne seguiremo gli sviluppi.

 

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