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Le donne di “Se non ora quando – factory” scrivono a Borrelli

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Ci siamo imbattuti ieri in questa lettera aperta scritta dalle donne di “se non ora quando – factory” e indirizzata al capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Ritenendo la riflessione molto interessante, ve la proponiamo integralmente.

Gentile Dottor Borrelli,

nel ringraziarla del lavoro che in questi giorni drammatici sta compiendo, ci permettiamo di scriverle per chiedere di quale paese e di quali esperienze ci parla il “Comitato di esperti qualificati” chiamati a supportare lei, Capo della Protezione Civile, composto da venti maschi su venti esperti? Il paese in cui Maria Campobassi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti, esimie (e precarie) ricercatrici hanno per prime isolato il virus Covid 19 allo Spallanzani di Roma? Il paese in cui il sistema sanitario nazionale così spesso e giustamente applaudito da tutte e tutti noi è composto per due terzi da donne? Il paese in cui le lezioni online a bambine e bambini chiuse/i in casa vengono fatte per il novanta per cento da maestre? Il paese in cui nei supermercati in cui andiamo veloci e mascherate/i a fare la spesa troviamo alle casse una stragrande maggioranza di donne che lavorano con compostezza, gentilezza, serietà e la paura in pancia? Il paese in cui le imprenditrici creano piccole e grandi realtà che danno lavoro e spesso lustro per la loro eccellenza all’Italia nel mondo? Il paese in cui nelle imprese, nelle fabbriche, nelle aziende agricole lavorano migliaia di donne, creano ricchezza, mantengono le loro famiglie, pagano le tasse allo Stato Italiano? Il paese in cui nei laboratori che stanno alacremente cercando cure, vaccini, tamponi, per combattere e vincere la battaglia contro questo virus lavorano migliaia di scienziate competenti e qualificate? Il paese da cui provengono alcune tra le scienziate più riconosciute nel mondo, e che spesso, forse per motivi non così distanti dalla composizione di questo “Comitato di esperti”, vanno a lavorare all’estero? Il paese di Ilaria Capua, per esempio? Il paese delle libraie di quartiere che ieri, commosse e determinate, nel Lazio hanno riaperto le porte delle loro librerie? Il paese in cui la metà dei libri che in queste librerie vengono venduti sono scritti da grandi scrittrici, amate e acclamate nel mondo intero?

Questo è il paese di cui Lei, dottor Borrelli, è incaricato di coordinare la civile protezione. Un paese costituito per metà da donne, senza le quali, semplicemente, il paese crollerebbe. Abbiamo già dovuto assistere per giorni, chiuse nelle nostre case, insieme alle nostre figlie e nipoti, a conferenze stampa quotidiane in cui parlavano sempre solo uomini e che comprendevano una unica presenza femminile, alle loro spalle: l’interprete LIS, utilissima e preziosa certo, ma muta. Potremmo pensare che in questo momento ci siano ben altri problemi, ma ascoltare la parola di “esperte” oltre che di “esperti” può essere determinante anche alla risoluzione dell’emergenza stessa; autorevoli articoli nazionali e internazionali sembrano indicare che le donne sono al governo di alcuni dei paesi nel mondo che se la stanno cavando meglio in questa emergenza, ha letto? E comunque, al di là dell’emergenza, comporre tavoli in cui le nostre figlie possano riconoscersi e non sentirsi invisibili, mentre le loro madri e le loro nonne continuano a ripetere loro quanto valgono, è una sorta di imperativo categorico per l’equilibrio dell’umanità.

L’invisibilità delle donne non è solo ingiusta e controproducente, ma è anche pericolosa. Rappresenta un mondo da cui le donne sono state cancellate, come se non ci fossero. Sappiamo quanto questo germe, se entra nella mente di giovani uomini che poi invece si trovano di fronte a giovani donne forti e libere, produca danni.  Faccia un passo nel paese in cui vive e dove è il benvenuto e ripensi alle esperienze di cui può avvalersi! Le assicuriamo, è vitale, è la vita.  
 
Se non ora quando – factory

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