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Perché in Asia e Africa nascono molte epidemie

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È cosa ormai risaputa: l’epidemia di CoVid-19 ha avuto origine in Cina (Asia) nella regione dell’Hubei ed è stato da lì che ha cominciato la propria corsa a raggiungere tutti gli angoli del nostro pianeta. Questa constatazione non vuole incolpare né il Governo cinese né i cittadini, inconsapevoli (almeno all’inizio) della pericolosità di questo virus.

Del resto, non è una novità, dal momento che negli ultimi 20 anni ci sono state ben tre epidemie di coronavirus con varianti diverse e il tempo che intercorre tra un’epidemia e quella successiva diventa sempre più breve.

Non a caso il professore Suresh Kuchipudi della Pennsylvania State University, esperto di virus zoonotici (che cioè passano dagli animali all’uomo), ha spiegato che il motivo per cui questo genere di virus si sviluppa quasi sempre in Paesi dell’Asia o dell’Africa: il motivo è da ricercare nella loro crescita economica e nell’urbanizzazione molto spinta.

Infatti, in un articolo pubblicato su The Conversation, il professore spiega che in Asia e in Africa vive il 60% della popolazione mondiale e i due continenti hanno subito negli ultimi anni un rapidissimo processo di abbandono delle campagne a favore degli agglomerati urbani.

Ovviamente costruire città urbanizzandole implica anche deforestazione e distruzione di diversi habitat, il che spinge gli animali selvatici ad avvicinarsi sempre di più all’uomo. Purtroppo diversi animali (si pensi ai pipistrelli, per esempio) sono ospiti perfetti per i virus, alcuni dei quali possono saltare dall’ospite agli esseri umani.

Ma c’è di più: le prime vittime di un’urbanizzazione veloce sono i predatori e la loro scomparsa permette ai roditori di moltiplicarsi.  E purtroppo anche questi ultimi sono ospiti perfetti per molti virus, con conseguenze che conosciamo molto bene (basti pensare ai ratti portatori della Peste nera del 1347).

E ancora: un altro enorme problema di Asia e Africa sono i metodi agricoli usati nelle aree adibite a coltivazioni. Tanto è vero che in entrambi i continenti, i sistemi di agricoltura e allevamento sono di sussistenza e i controlli sanitari sono ridotti o addirittura assenti.

Il problema, conclude il professore, è che la situazione può soltanto peggiorare se non si pone un freno all’urbanizzazione ma soprattutto non si mettono in pratica strategie contro la deforestazione che possano ridurre il contatto dell’uomo con gli animali selvatici.

Un’attenzione di cui il nostro pianeta ha bisogno più che mai, per ridurre l’anidride carbonica e per risanare gli habitat naturali.

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