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Coronavirus: saranno le donne a far ripartire il Paese?

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Martedì scorso, in una trasmissione di approfondimento sulla pandemia in corso, la professoressa Ilaria Capua, virologa di fama mondiale e dirigente dell’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida, ha analizzato alcuni dati. Mi soffermo su uno degli aspetti evidenziati con maggior forza, la differenza di contagio e mortalità tra gli uomini e le donne.

Le statistiche indicano che le donne sono più resistenti ai virus, succede adesso con il coronavirus, ma è stato così anche per altre epidemie, Sars compresa. Su 10 contagi gravi, 7 sono uomini, 3 sono donne. Nella fascia di età più avanzata, la proporzione è di 8 a 2. L’età media delle donne che si ammalano è di 83,4 anni, nella popolazione maschile è di 79,9.

Sarebbe molto interessante capire perché questo succede. Da una prima analisi dei dati provenienti dalla Cina si è parlato dell’incidenza del fumo sulla salute della popolazione maschile, ma mentre in Cina i fumatori sono quasi esclusivamente uomini, lo stesso non si può dire per l’Occidente. Si è ipotizzato che le donne siano più ligie ai buoni comportamenti igienici, ma anche questo aspetto è difficile che condizioni così tanto le statistiche. Rimane l’aspetto biologico. Gli ormoni femminili, gli estrogeni in particolare, hanno un’alta funzione immunitaria contrariamente a quelli maschili. Ma gli estrogeni scendono drasticamente con la menopausa e ciononostante le donne muoiono meno rispetto agli uomini anche in età avanzata, tanto più in età avanzata. È ancora un mistero perché questo accada e ci auguriamo che presto la scienza ci dia una risposta con la quale potremmo affrontare molto meglio le emergenze sanitarie.

Nella stessa trasmissione si è poi parlato del dopo-pandemia, di come dovremo organizzarci per far ripartire per gradi tutte le attività produttive e sociali. In questi giorni viene preso ad esempio il modello israeliano che suggerisce di far rientrare al lavoro in un primo momento le persone sotto i 55 anni di età, dopo un mese quelle fino a 65, e di tenere gli over 65 sotto misure fortemente restrittive. E le donne?

La professoressa Capua ha tentato più volte, con la gentilezza e la moderazione che la contraddistinguono, di richiamare l’attenzione su quello che forse è il dato più rilevante di tutte le statistiche, indicando le donne come un possibile punto di ripartenza della vita sociale ed economica. Nelle strategie di mitigazione del contagio, sostiene Ilaria Capua, le donne possono rappresentare un semaforo rosso al virus e potrebbero essere le prime a tornare sui posti di lavoro. E continua: “così forse potrete trovare l’ufficio più in ordine o forse non trovare più la sedia”.

Una battuta che accende una luce sulla visione ottusa degli uomini sulla vita e sul mondo del lavoro. Cosa aspettiamo a fare delle donne l’elemento di forza della rinascita del nostro Paese?

Elena Cavallucci

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