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Nell’isola greca di Lesbo a Moria l’emergenza è sempre più grave

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Del campo rifugiati di Moria a Lesbo (Grecia) abbiamo scritto più volte, come per esempio in questo articolo e dobbiamo purtroppo rilevare che le tragedie si ripetono.

Intanto, spiegano i volontari di Medici Senza Frontiere, è necessario partire dai numeri e cioè dal fatto che il campo di Moria era progettato per contenere 2.800 persone, mentre di fatto ne ospita almeno 20.000. Le condizioni sono quanto di peggio si possa immaginare: senza acqua, senza elettricità, senza servizi igienici, senza un servizio di distribuzione di cibo.

Non è stato quindi certo un caso se un bambino di soli 6 anni è morto pochi giorni fa, arso vivo dalle fiamme scaturite da un fuoco acceso fuori dalla tenda per cucinare un pollo acquistato a caro prezzo dalle bancarelle del campo. Il fuoco è divampato a causa del vento che da alcuni giorni soffia sull’Isola e una scintilla ha incendiato la tenda.

Quando sono arrivati i soccorritori di MSF era troppo tardi. I volontari hanno anche affermato che, fortunatamente, «l’incidente è successo nei pressi della recinzione. Se fosse successo in qualunque altra parte del campo sarebbe stata una strage».

Il capo progetto MSF a Lesbo, Marco Sandrone, ha scritto in una nota: «Le autorità europee e greche, che continuano a trattenere le persone in condizioni così disumane, hanno delle responsabilità sul ripetersi di questi terribili episodi. Quante volte ancora dobbiamo vedere le tragiche conseguenze di queste disumane politiche di contenimento prima di evacuare urgentemente le persone dall’inferno di Moria?»

Dopo il tragico evento l’UNHCR ha offerto alla madre del piccolo sostegno psicologico professionale e la possibilità di trasferirsi in un appartamento fuori dal campo. Ma la donna, vedova, ha rifiutato perché – ha spiegato – preferisce non distaccarsi dalla piccola comunità di afgani nella quale è inserita. (fonte Repubblica)

Inoltre, a peggiorare le urgenze, al confine di terra tra Grecia e Ungheria sono ammassati circa 10.000 profughi che premono per entrare in Europa.

Ma tutto ciò ha anche altre e più gravi implicazioni. Infatti, mentre tutti i Paesi europei e del mondo sono concentrati sul contenimento della pandemia da CoVid19, si deve notare che la stessa Grecia non è esente dal coronavirus, con circa 500 casi risultati positivi al 18 marzo e  la cui maggiore concentrazione è ad Atene. Almeno per ora. Non è quindi possibile nemmeno lontanamente immaginare se il Covid 19 arrivasse fino alla frontiera o a Lesbo, perché qualunque tipo di emergenza ulteriore sarebbe impossibile da gestire. E implicherebbe il coinvolgimento di tutta un’Europa che per ora distoglie lo sguardo.

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