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Coronavirus: gli italiani non capiscono l’emergenza

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Appare piuttosto evidente che gli aggiornamenti sul Coronavirus la fanno da padrone nella rassegna quotidiana di qualunque media e non esistono altre notizie che possano scavalcarli per importanza.

Quello che ormai è un bollettino di guerra non ci lascia pace, con due tipi di reazione: c’è chi si preoccupa e si angoscia e c’è chi invece proprio non ci pensa.

Personalmente vivo ai margini dell’ex zona rossa, tutto sino a sabato appariva normalissimo. E anzi, a dire la verità anche ieri, domenica di sole, tutto era come sempre, nonostante il Decreto firmato dal Premier nella notte.

Almeno per quanto potevo constatare io, relegata in casa da una settimana perché colta improvvisamente da una febbre molto alta. Questo accadeva il primo di marzo e devo annotare due cose: ho chiamato il numero verde lombardo messo a disposizione (800894545), mi hanno risposto immediatamente, hanno preso i miei dati e mi hanno invitato a chiamare un altro numero verde. Anche qui mi hanno risposto subito e mi hanno passato un medico che mi ha fatto alcune domande (non ero stata a contatto con nessun possibile portatore di COVID 19), mi ha invitato a prendere paracetamolo e a mettermi in contatto con il mio medico di base.  La quale non solo si è dimostrata disponibilissima e si è fatta sentire tutti i giorni fino a quando la febbre è sparita, ma mi ha informato della quarantena preventiva di 14 giorni, pur senza fare il tampone perché non erano presenti altri sintomi. Non mi sono sognata di uscire di casa, mi sono organizzata per la spesa online e vivo tranquillamente tra le mura domestiche, senza segni di Coronavirus.

Ieri, dicevo, c’era il sole. Dalle finestre della mia casetta ho visto nugoli di persone passeggiare indisturbate senza mascherina, vociando allegramente con bambini al seguito, che si incontravano, si abbracciavano, baciavano i bambini con aria di festa. Se le scuole sono chiuse, non è che il parco giochi o il cortile di casa o il viale alberato possono diventare succursali piene di bimbi che “devono” giocare, mi pare.

Ho visto in televisione l’assalto alla Stazione Centrale di Milano per partire e lasciare quella che ormai viene definita Zona Arancione (da cui NON si può uscire, sia ben chiaro), pensando di essere i più furbi del mondo e scappare quindi dalle restrizioni cui li costringe il Coronavirus. Come se le restrizioni fossero “un dispetto fatto ai nordici”, una rivincita del Sud contro le vessazioni subite in passato.

E invece semplicemente abbiamo perso ogni fiammella di ragionamento, non è il momento di fare i furbi, è il momento di pensare, oltre che a se stessi e alla propria famiglia, anche agli altri. Ai bambini (che non sono affatto immuni da questo virus), agli anziani, il cui sistema immunitario è già messo a dura prova da altre patologie, a tutti, in poche parole.

I nostri ospedali sono al collasso, mancano personale e macchinari per la Terapia Intensiva. Non chiediamoci come mai, la risposta è ormai ben nota: tagli di oltre 20 anni a sanità e welfare hanno ridotto i nosocomi a luoghi obsoleti e completamente inadatti a fare fronte a emergenze come questa. Anche gli ospedali più importanti di Milano (e non sono pochi) sono ormai inermi e non possono far fronte come si deve alle polmoniti che sono esplose al di là di ogni ragionevole numero. E di polmonite anche oggi si muore. Perché, tra l’altro, ormai anche i farmaci scarseggiano, Credo che non ci raccontino tutto per evitare il dilagare del panico e che molti operatori stiano affrontando una battaglia davvero cruciale.

Quindi, per favore, aiutiamoli. Stiamo a casa, cerchiamo di non uscire se non per cose strettamente necessarie come l’acquisto di farmaci, facciamoci consegnare la spesa (non è necessario fare scorte per il prossimo anno, diamo il tempo di riproduzione consono), se usciamo usiamo la mascherina per difendere gli altri.

Facciamo vedere, una volta tanto, che anche noi italiani abbiamo senso civico.

Grazie, presidente Sergio Mattarella
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