Portale di economia civile e Terzo Settore

Il petrolio di BP nel Golfo del Messico c’è ancora

27

Molti ricorderanno certamente la catastrofe ambientale – datata 2010 – avvenuta quando un incidente sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (affittata a British Petroleum – BP) riversò nel Golfo del Messico milioni di litri di petrolio, ricoprendo una superficie di quasi 150.000 chilometri quadrati.

Al tempo le rilevazioni vennero fatte basandosi su immagini aeree e satellitari, oltre che sui dati forniti dalla compagnia petrolifera, una delle maggiori multinazionali del petrolio a livello mondiale.

Invece uno studio recente, pubblicato sulla rivista Science Advances e condotto da un gruppo di ricercatori della Università di Miami (Florida), sostiene che i dati di allora riportano cifre sbagliate e che il volume dello sversamento di petrolio in mare fu molto più ampio di quanto ritenuto finora.

Infatti il team di Miami ha esaminato oltre 2.500 campioni di acqua e sedimenti recuperati nell’area della catastrofe, li ha incrociati con i dati satellitari e ha costruito un modello che simulasse la vera incidenza dello sversamento, tenendo conto anche di fattori naturali come le correnti oceaniche del luogo.

Ecco che quindi hanno potuto calcolare che la quantità di petrolio riversata nel Golfo del Messico è stata superiore del 30% rispetto alle stime di allora e che il prodotto è arrivato molto più in profondità di quanto stimato al tempo; non a caso i campioni prelevati anche oltre il chilometro di profondità hanno rivelato quantità tossiche di combustibile.

Del resto, i ricercatori hanno spiegato che il motivo di questa differenza è abbastanza semplice da spiegare poiché non tutto il petrolio riversato in mare è visibile da satelliti e droni e quindi è sempre stato ignorato.

Invece non solo esiste, ma ha provocato e continua a causare danni ingenti alla fauna, come purtroppo ha dimostrato l’alto tasso di mortalità per esempio di delfini, cetrioli di mare e astici. Per non parlare delle condizioni di flora e habitat in generale.

Forse non per caso – quindi – pochi giorni fa British Petroleum (BP), ha annunciato di avere avviato le procedure per ottenere un obiettivo importante e ambizioso e cioè ridurre a zero le sue emissioni nette di anidride carbonica (CO2) entro l’anno 2050. (fonte Focus)

Non può che essere auspicabile che la svolta green di BP si rivolga anche alla cura del Golfo del Messico, per riportare in vita quel tratto di mare.

Ancora oggi il ciclo mestruale è tabù
Contro l'odio sportivo ecco la campagna #Odiarenoneunosport

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Loading Facebook Comments ...