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I bambini rohingya in Bangladesh avranno un’istruzione

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È stato nell’agosto dello scorso anno che Unicef ha pubblicato il rapporto “OLTRE LA SOPRAVVIVENZA- I bambini rifugiati rohingya vogliono imparare”.

Dei rifugiati del popolo Rohingya in Bangladesh, perché fuggiti in massa dal Myanmar, abbiamo scritto tante volte, per esempio in questo articolo, spiegando anche le difficoltà sopportate dai bambini che, oltre alle sia pur minime cure mediche, sono privi di qualsiasi formazione o istruzione.

Il rapporto dell’organo  delle Nazioni Unite rileva come sino a giugno del 2019 sia stata fornita a circa 280.000 bambini dai 4 ai 14 anni un’istruzione non formale e come sia stato possibile – insieme a diversi altri partner tra cui la Comunità di Sant’Egidio – «garantire l’accesso all’istruzione a 192.000 di questi bambini, iscritti in 2.167 centri di apprendimento. Tuttavia, oltre 25.000 bambini non frequentano alcun programma di formazione e sono necessari almeno altri 640 centri di apprendimento. Inoltre, il 97% dei bambini tra i 15 e i 18 anni non frequenta alcun tipo di struttura educativa».

Ha spiegato Henrietta Fore (direttore generale Unicef): «Per i bambini e i giovani rohingya che vivono attualmente in Bangladesh, la semplice sopravvivenza non è sufficiente. È assolutamente fondamentale che ricevano qualità nell’apprendimento e sviluppo delle competenze di cui hanno bisogno per garantire il loro futuro a lungo termine. Fornire materiale didattico e formativo è un compito enorme e può essere realizzato solo con il pieno sostegno di una serie di partner. Ma sono in gioco le speranze di una generazione di bambini e adolescenti. Non possiamo permetterci di fallire».

Per fortuna l’appello non è stato ignorato dal governo del Bangladesh che pochi giorni fa ha annunciato alla stampa attraverso il proprio ministro degli Esteri Masud bin Momen che «i bambini rifugiati rohingya andranno a scuola fino a 14 anni e che i maggiori di quell’età prenderanno parte a corsi di formazione. Le classi seguiranno i programmi scolastici di Myanmar e gli insegnanti saranno di lingua birmana». (fonte Amnesty International).

Si tratterà di un progetto pilota congiunto di Unicef e governo del Bangladesh che coinvolgerà inizialmente 10.000 bambini e successivamente verrà esteso il più possibile.

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