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A margine della lettera delle Sardine al presidente Conte

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In questi mesi Felicità Pubblica non si è mai occupata del Movimento delle Sardine. È giusto, non è nella nostra mission. Eppure la lettera inviata nei giorni scorsi al presidente del Consiglio Giuseppe Conte impone anche a noi di fare qualche riflessione. Perché? Cosa c’è di nuovo? Probabilmente nulla ma è la prima volta che gli esponenti del Movimento mettono nero su bianco, in forma ufficiale e – oserei dire – solenne le loro convinzioni.

In primo luogo parlano di sé definendosi assetati di partecipazione, movimento di popolo. È vero, in questi mesi hanno testimoniato un livello di mobilitazione ampio e appassionato che non vedevamo da tempo. Il paragone con i girotondi e gli arcobaleni non regge. Abbiamo visto numeri assai più rilevanti e la capacità di raggiungere grandi e medie realtà urbane lungo tutto lo Stivale.

Caratteristica ancor più interessante è “l’incontro tra generazioni”. I giovani, sempre evocati dalla politica e spessissimo assenti dalla manifestazioni pubbliche, si sono ritrovati fianco a fianco con compagni di strada molto più attempati. Questo dato è sufficiente per affermare che il dialogo sia ripreso? Non saprei, ma una barriera è caduta e si è percepito con chiarezza che certe battaglie non conoscono confini generazionali.
E quali sono queste battaglie? La principale sembra consistere nel costruire un “argine laddove una certa politica genera macerie, legittima un linguaggio d’odio che colpisce chi non risponde a precisi schemi sociali di potere, disegna cornici entro le quali la diversità e la pluralità costituiscono un ostacolo invece che un’opportunità”. Non è certo poca cosa, ma forse non basta a dare un “respiro lungo” a questa esperienza.

Per superare questo limite le Sardine si impegnano a “trovare fili”, “tessere percorsi”, “sciogliere nodi” su tre grandi questioni: il Sud, la Sicurezza, la “Dignità della Democrazia”. In questo passaggio l’interesse di Felicità Pubblica non può che essere assoluto, perché di questi temi abbiamo scritto mille volte. Ma in che termini ne parlano le Sardine? Il primo filo è il Sud, “un filo un po’ maltrattato, ma che malgrado tutto conserva la sua dignità e aspetta solo di divenire rete, parte di un coraggioso e fiero intreccio finalizzato alla crescita e alla cura. Il luogo in cui tante giovani menti, e persone nella loro interezza, crescono, si formano, ma poi vanno via. Il secondo filo si chiama Sicurezza: sicurezza di un lavoro e sul lavoro, sicurezza di assistenza sanitaria, sicurezza di accesso ad un’istruzione di qualità. Il terzo filo si chiama Dignità della Democrazia, ed è quell’arteria vitale che ogni giorno, nella vita di ogni cittadino, collega la libertà al rispetto delle regole, la vita reale a quella virtuale, e che può aiutare a capire la differenza tra la politica con la P maiuscola e i suoi innumerevoli surrogati”.

Ottimo e coraggioso l’ordine del giorno. Da tempo non trovavamo il Sud in cima all’agenda dei lavori. Finalmente la Sicurezza non viene messa “in contrapposizione al salvataggio di vite umane, alla tutela dei diritti fondamentali della persona dentro e fuori i confini nazionali o di percorsi d’integrazione e cittadinanza”. È una novità assoluta, infine, che qualcuno parli di Dignità della Democrazia che sarà possibile raggiungere solo quando “la politica di qualsiasi colore” mostrerà di “rispettare l’intelligenza delle persone, la dignità dei cittadini e la storia della nostra Repubblica”.

Allora ben venga la mobilitazione, la partecipazione, l’incontro tra le generazioni, un nuovo linguaggio, la richiesta di confronto e dialogo, l’esigenza di “interlocutori credibili e leali”, finanche il suggerimento di qualche tema prioritario per una politica che ambisca a cambiare registro. Questo è il contributo che un movimento può dare. Anzi, questo movimento sembra voler fare di più: vigilare, incalzare, sollecitare, smascherare.

Ma qui, in questo preciso passaggio, inizia il ruolo ineludibile della Politica. Qui vengono chiamati in causa Istituzioni e Partiti, qui si apre lo sterminato campo dei programmi di governo. Qui non si può fare a meno di lungimiranza e visione strategica. Non bastano attestati di stima, riconoscimenti, corteggiamenti. È il momento delle proposte e delle risposte. Chi ne è capace batta un colpo.

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