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Cop25 sul clima a Madrid: un fallimento annunciato

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Si è chiusa la Conferenza sul Cambiamento climatico Cop 25 a Madrid come avevamo anticipato in questo articolo.

Purtroppo questa edizione è stata unanimemente considerata un vero e proprio fallimento che annovera un nulla di fatto riguardo decisioni anche minime per la salvaguardia del clima sul nostro pianeta.

La conferenza è durata una decina di giorni con oltre 190 Paesi partecipanti e l’obiettivo che si erano dati era quello di trovare una soluzione concreta sull’art. 6 della Cop 21 di Parigi in base al quale era previsto che i Paesi che inquinano di meno potessero “cedere” la loro quota eccedente di gas serra ad altri Paesi che inquinano di più. Questo allo scopo di permettere a questi ultimi una transizione più facile verso il minor inquinamento, raggiungendo in modo più veloce gli obiettivi generali.

Tuttavia, oltre a non aver trovato alcun accordo sull’articolo 6, la riunione non ha prodotto niente di vincolante sull’obbligo delle singole Nazioni di presentare piani attuativi per ridurre ulteriormente le proprie emissioni di gas serra che, come ormai è noto, stanno devastando il Pianeta.

Addirittura, alcuni Stati come Brasile, Australia e Stati Uniti sono stati accusati di aver apertamente ostacolato qualsiasi accordo (come ormai noto, gli USA di Donald Trump avevano già annunciato nel giugno 2017 il ritiro dall’accordo di Cop 21 e saranno ufficialmente fuori dal trattato nel novembre del prossimo anno).

Inoltre anche i Paesi meno sviluppati, hanno dichiarato che in generale non amano le misure anti-inquinamento poiché pensano che la loro attuazione possa arrestare la traballante crescita economica del territorio, mentre va sottolineato che i Paesi più sviluppati non hanno voluto dare garanzie sufficienti per aiuti economici verso quegli Stati e regioni più esposti al cambiamento. In effetti sono proprio queste Nazioni “più deboli”, che avrebbero bisogno di mettere in sicurezza le coste, oppure interventi massicci di riforestazione, adeguamenti di strutture antisismiche o quanto altro possa servire a preservare habitat e territori.

Ha dichiarato Chema Vera – direttore ad interim dell’organizzazione Oxfam International – a The Guardian:  «Il mondo sta chiedendo a gran voce di agire, ma il summit ha risposto con un sussurro. Le Nazioni più povere stanno facendo a gara per sopravvivere, e molti governi si sono mossi a malapena dai blocchi di partenza. Invece di impegnarsi in tagli più ambiziosi delle emissioni di gas serra, i Paesi hanno voluto discutere su dettagli tecnici».

Le questioni sono state quindi rimandate alla prossima Cop 26 che si terrà a Glasgow (Scozia) il prossimo novembre.

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