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“Tradizione e tradimento” di Niccolò Fabi

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Niccolò Fabi torna e non delude. E’ iniziato da circa un mese nei principali teatri italiani il tour “Tradizione e tradimento” che ha già registrato quasi tutti sold out per il cantautore romano, accompagnato dalla sua band e dai colleghi Roberto Angelini e Pier Cortese. Un appuntamento che, sempre che riusciate ancora a trovare dei biglietti disponibili, vi consiglio di non perdere.

Per chi, come me, segue Niccolò Fabi da oltre un ventennio, senza limitarsi ai più famosi tormentoni ma concentrandosi anche sugli straordinari capolavori e sulle poesie meno note, se vogliamo più di nicchia, non è stata una novità, quanto piuttosto una conferma.

Del resto l’album era già stato anticipato dal nuovo brano “Io sono l’altro”, uno straordinario inno all’empatia che mette i brividi e spinge alla riflessione ad ogni singola strofa. Dalla disabilità all’immigrazione, passando per la religione e per il tema del lavoro, Fabi invita a uscire dal proprio mondo per provare a mettersi, almeno per un momento, nei panni dell’altro. «Quelli che vedi sono solo i miei vestiti. Adesso facci un giro e poi mi dici», canta.

Tra i brani del nuovo album, arrivato dopo una lunga gestazione, merita una segnalazione anche “A prescindere da me”. Ancora una volta, Fabi invita a vivere la vita, nonostante tutto, con il suo ritornello «Non è finita, non è finita. Può sembrare ma la vita non è finita. Basta avere una memoria ed una prospettiva. A prescindere dal tempo», così come auspica un mondo più pacifico con una personale, quanto efficace, richiesta “ai potenti”: «Comandanti fateci il piacere se prendete decisioni decisive sulle nostre vite, fatelo soltanto nel momento successivo a un vostro orgasmo. Grazie a quell’attimo di pace avremo un mondo senza rabbia, un mondo senza guerra». E che dire di “Nel blu”, dove due solitudini si incontrano per farsi forza a vicenda e ripartire, o della profondità de “I giorni dell’abbandono”.

 A rendere ancora più coinvolgente lo spettacolo, la dimensione intima che il cantautore riesce a creare sul palco, il suo tono di voce pacato, i messaggi mai rancorosi seppur ricchi di contenuti profondi, fino ad arrivare all’invito, in occasione dell’esecuzione di “Vince chi molla”, di abbandonare per qualche minuto i cellulari e di pensare a vivere, più che a condividere, quel momento. Quasi un appello anacronistico, in un’era dettata dalla viralità dei contenuti sui social network, che esula però dallo snobismo di alcuni personaggi del mondo dello spettacolo, apparendo piuttosto come un gradito consiglio di un amico.

Per i fan della prima ora, non mancano, durante le due ore di concerto, anche alcuni brani del vasto repertorio dell’artista, dal “Negozio di antiquariato” a “Vento d’estate”, passando per “E’ non è” e “Lasciarsi un giorno a Roma”, fino alla commovente “Facciamo finta”. A rimanere delusi saranno forse solo coloro che ancora legano indissolubilmente Fabi al suo tormentone del 1997 “Capelli”. Del resto con gli anni il cantautore è molto maturato, anche se il vezzo di toccarsi continuamente i capelli forse denota il fatto che questi ultimi, per usare le sue parole, sono ancora la parte di lui che gli assomiglia di più.

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