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Nell’intimo di Alda Merini: Dio arriverà all’alba

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Accarezzami, amore,

ma come il sole

che tocca la dolce fronte della luna.

Non venirmi a molestare anche tu

con quelle sciocche ricerche

sulle tracce del divino.

Dio arriverà all’alba

se io sarò tra le tue braccia”

 

Non poteva esistere momento più giusto: a dieci anni dalla scomparsa della grande Alda Merini, il giovane regista Antonio Nobili ci regala una perla di raro valore, lo spettacolo teatrale “Dio arriverà all’alba”, tributo alla poetessa dei Navigli, spettacolo che peraltro debuttò già lo scorso anno, in coincidenza del quarantennale dall’emanazione della legge Basaglia.

Il talentuoso regista, più che di omaggio usa parole ben più importanti: atto d’amore. Un tema che ricorre con molta frequenza nella produzione narrativa della Merini e che lo spettacolo mette in luce in ogni momento, anche in quelli più disgraziati della vita della poetessa. Quello stesso amore che, anche nelle fasi più complesse della sua turbinosa vita, l’ha salvata. Insieme alla poesia. Ma per Merini amore e poesia sono la stessa cosa, un connubio di vibranti emozioni più che salvifiche.

In tanti avevano grandi aspettative sullo spettacolo, una schiacciante maggioranza è letteralmente rimasta incantata, una sparuta minoranza – semplicemente – non ha idea di cosa sia la poesia. Comprendere Alda Merini è, prima di ogni altra cosa, disporsi all’ascolto di parole semplici – a volte volutamente al limite della superficie – poiché la sua era una scrittura istintiva, intestina, un po’ come se fosse la poesia a dominare lei e non il contrario.

Lo spettacolo teatrale del giovane Antonio Nobili si ambienta nell’appartamento della poetessa, una casa popolare vicina ai Navigli. Un’abitazione che le somiglia tra caos, cicche di sigarette qua e là, libri disposti in ordine casuale e persino appunti scritti con il rossetto sulle pareti. Ad interpretare la Merini è l’attrice Antonella Petrone per la quale non possiamo che usare un aggettivo: strepitosa. Che conoscesse il metodo Staniswlasky oppure no, in me come in tanti altri spettatori credo sia giunto un brivido a percorrere la schiena per l’estrema somiglianza con la realtà. La Petrone è maestra nel permetterci di conoscere i tratti fondamentali dell’essere della poetessa: ora aggressiva e vagamente misantropa, a tratti regina d’ironia dissacrante. Ma di fondo impariamo a scoprire una delle sue maggiori virtù: un cuore tenero, buono, puro e, al contempo e forse proprio per questo, fragile.

L’opera teatrale Dio arriverà all’alba è semplicemente un’altalena di emozioni: a tratti dolorose, poi invece divertenti, poi commoventi, poi disincantate, poi serie. Non è infrequente scoprirsi a ridere di gusto dopo una delle raffinate osservazioni di Alda Merini e subito dopo tirare fuori il fazzoletto quando, con sguardo intenso, osserva: «Le lacrime dell’anima sono i versi del poeta».

Lo spettacolo è suddiviso in tre atti e spesso appare la figura della governante Anna, nonché vicina di casa, Virginia Mendez a cui dobbiamo un altro applauso per la bravura nonché per la difficoltà del personaggio da interpretare. Come anche un dovuto riconoscimento va a Valerio Villa, nei panni di Paolo, un giovane assistente universitario, mandato dal suo professore a scrivere della poetica della Merini. Tra i due si creano i presupposti per un amore romantico, platonico,  mentre affiorano ricordi del passato che portano Alda Merini a notti insonni durante le quali rivede la sua anima bambina. È Sharon Orlandini a interpretare quella che idealmente poteva essere Alda Merini da piccola, tanto brava nella modulazione della voce quanto nella naturalezza tipica dei bambini. Comparirà e scomparirà durante lo spettacolo, ma aver pensato di aggiungere questo elemento è puro genio.

Pian piano la vita intima di Alda si lascia osservare attraverso lo sguardo delle persone che le sono state accanto: Arnoldo Mondadori (Alessio Chiodini) amico carissimo e impacciato con le donne; Anna (Virgina Menendez), la ragazza di cui abbiamo su parlato che si occupa della sua casa e di lei e di cui Arnoldo è innamorato; il dottor Gandini (Alberto Albertino) che va volentieri a visitarla a casa.

Singolare l’incontro con Paolo, uno studente incaricato da un suo amico professore di scrivere della poetica della Merini: di fatto nasce un amore, o comunque vogliate definire quel sentimento semplice, pieno di poesia in cui ci si dona in maniera spontanea senza nulla chiedere. Resterà un sentimento e basta ma regalerà qualche buona lacrima da lasciar scorrere senza trafficare nella borsa.

Naturalmente si parla anche di malattia. Sappiamo da documenti dell’epoca che la diagnosi dei vari manicomi in cui venne ricoverata fu il bipolarismo. Oggi raramente un bipolare viene ospedalizzato ma sappiamo molto bene come nei tempi in cui visse Alda Merini si potesse essere rinchiusi in manicomio per una “semplice” depressione.

Neanche di fronte ai tanti ricoveri – durati più o meno dieci anni – la nostra poetessa si arrese, scrisse numerose liriche sulla follia, sulla gioia di vivere, su temi religiosi. E sull’amore. Soprattutto sull’amore, sulla potenza dell’amore, sulla libertà che può donarci.

«Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.» Così scrisse ne “La pazza della porta accanto”. Un estratto a cui nessun commento renderebbe giustizia.

Dio arriverà all’alba non è una semplice opera teatrale ma un regalo da fare a noi stessi: comprendere che la poesia siamo noi e che, sì, come Alda Merini scrisse, possiamo liberarci in versi.

Se Dio arriverà all’alba è la poesia che giunge ad essere teatro, al tempo stesso non si può abbandonare con rammarico la sala senza pensare a cosa Alda Merini ci abbia insegnato di più caro: cercare la poesia nell’amore quotidiano della nostra vita.

 

Un personale e caloroso ringraziamento alla direttrice di produzione, Margherita Caravello, ragazza squisita, sempre disponibile e dotata di enorme umanità.

 

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