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Promozione della minoranza romanì: la Calabria fa da apripista

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«Un importante passo avanti nella battaglia per il pieno riconoscimento della minoranza romanì è stato compiuto». Con  queste parole dell’Associazione Romanì Italia commenta l’approvazione da parte della Regione Calabria della legge che promuove la minoranza romanì dal punto di vista storico e culturale.

Si tratta di una battaglia che da tempo gli attivisti dell’associazione portano avanti in tutta Italia, e di cui in più occasioni anche il nostro portale si è occupato, ma che ha trovato terreno fertile, finora, proprio nella regione del Sud che, come auspica l’Associazione, potrebbe fare da apripista anche nel resto dello Stivale. Nelle scorse settimane, infatti, il consiglio regionale calabrese ha approvato, all’unanimità (altro elemento di estrema positività per i proponenti), la Legge n. 41 “Integrazione e promozione della minoranza romanì e modifica alla legge regionale 19 aprile 1995, n. 19”, grazie all’iniziativa del consigliere Giuseppe Marrone. I contenuti di questa nuova legge e della relazione che l’accompagna – il cui impianto fu in origine proposto all’attenzione politica dall’Associazione Romanì Italia affidatasi, per la stesura, a due docenti universitari, Giovanni Agresti (sociolinguista, Université Bordeaux Montaigne e Università di Napoli Federico II) e Carlo Di Marco (giurista, Università degli Studi di Teramo) – sono in marcata discontinuità con il passato, in quanto introducono alcuni importanti elementi originali. Anzitutto, la promozione della minoranza romanì dal punto di vista storico-culturale.

Tale promozione parte dal riconoscimento del giorno del genocidio, il 2 agosto, al fine di commemorare lo sterminio della minoranza romanì ad Auschwitz, e della Giornata internazionale della popolazione romanì, l’8 aprile. La legge istituisce, inoltre, un Osservatorio territoriale partecipativo delle comunità romanì, per progettare le indispensabili ricerche di terreno qualitative e quantitative e per promuovere e valutare con rigore le azioni, puntando alla partecipazione attiva e qualificata dei membri della comunità romanì.

In terzo luogo, la legge prevede la nomina, da parte del Consiglio regionale, del Garante regionale per i diritti delle comunità romanì, le cui attività sono direttamente collegate a quelle dell’Osservatorio. «Denominatore comune a questi elementi è la volontà da parte dell’istituzione regionale della Calabria», evidenzia l’Associazione con soddisfazione, «di conoscere e riconoscere la comunità romanì calabrese liberandola dall’opacità che tradizionalmente la imprigiona in schemi, rappresentazioni e strumentalizzazioni ideologiche ripetitivi ed esiziali.

Come sottolineato dal consigliere regionale Michelangelo Mirabello, la nuova legge intende rettificare le distorsioni presenti nei testi normativi precedenti in materia, i quali, «alla fine dei conti […] hanno creato una sorta di implicita equivalenza, in alcuni casi, in altri casi proprio esplicita equivalenza, fra la cultura rom e il nomadismo». La nuova legge «punta proprio a superare questa equivalenza, andando a riconoscere in maniera più specifica le caratteristiche […] di questa minoranza».

Come auspica l’Associazione, «la nuova legge della Regione Calabria può aprire la strada ad altre leggi simili di altre regioni e, perché no, rilanciare a livello nazionale il dibattito sul sempre più tardivo riconoscimento della comunità romanì come minoranza linguistica storica. Del resto, l’unanimità ottenuta in sede assembleare è il segno di come le scelte dettate dalla competenza, dal buon senso e dall’interesse generale non possano che essere trasversali alle diverse compagini politiche».

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