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Caro diario, prendiamoci in gioco perché è così che si cresce

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Caro diario,

nel mio peregrinare con lo sguardo rivolto verso quella splendida costellazione che è La Cittadella dell’Infanzia, questa volta la luce si è fermata su Anffas Pescara e, in particolare, sul progetto Prendiamoci in gioco, dedicato ai bambini tra i 3 e i 6 anni.

Senti qua: perfettamente certa di dove si trovasse la struttura, attraverso un bel prato ed entro. Mi trovo davanti cosa? Una bottega di artigianato? Un atelier? Una mostra di pittura e piccole sculture? Una stanza enorme, insomma, e io erroneamente penso di aver preso una cantonata. Circa dieci secondi di stupore e mi vedo apparire un’operatrice che, giustamente, mi domanda «Prego?». E allora io, un po’ confusa, mi qualifico e dico che sto cercando l’Anffass Pescara, che sono una giornalista e bla bla bla. La ragazza mi risponde che sono nel posto giusto. Sento sfavillare una scintilla negli occhi, significa che la mia curiosità si è accesa e da lì in poi le cose non potranno che migliorare. Poi avrei scoperto tutti i perché e i per come di quelle splendide opere esposte ma questa è un’altra storia che racconterò un’altra volta e, ci scommetto, lascerà tutti senza fiato.

Mi accorgo con una certa immediatezza di quanto il progetto Prendiamoci in gioco catturerà la mia attenzione quando una delle educatrici mi accompagna in una stanza luminosa, colorata, dove tutto è piccolo, alla portata delle mani di un bambino, e con un rapido colpo d’occhio mi rendo conto che nulla è stato lasciato al caso a livello organizzativo. Mentre i bambini notano la mia presenza, mi diverto a valutare le reazioni più diverse, personalmente mi identifico in una piccolina che alza le ciglia di rado, mi osserva ma poi arrossisce e si guarda le scarpe. Anch’io ero così. Provo un moto di tenerezza e quasi vorrei tornare a quando avevo 4 anni circa per abbracciarmi da sola. Come sempre, e per fortuna, poi ci sono al contrario bambini che la timidezza non sanno neanche cosa sia e vengono a chiederti con una certa spavalderia cosa tu stia facendo precisamente lì. E, tanto per cambiare, le domande più difficili le pongono mica gli adulti, ma proprio i bimbi. Hanno questa schiettezza innata capace di metterti con le spalle al muro e quando poi proseguono con i “perché questo” e “perché quello”, be’, auguri.

Sotto la direzione impeccabile – tanto a livello professionale quanto umano – della presidentessa Anffas Maria Pia Di Sabatino, i piccoli, in età compresa tra i 3 e i 6 anni, svolgono tutti i martedì e/o venerdì attività di laboratorio rivolte sia a bambini senza alcun deficit, sia a coloro che ne presentano e dunque suscettibili di qualche riguardo in più. Le attività di laboratorio sono così creative e interessanti che personalmente mi spiace aver superato, e di molto, i 6 anni. E tuttavia mi sento onorata nel potervele raccontare. A dirigere le attività di Prendiamoci in gioco sono Antonella Corneli, Alessandra Costantino e Gabriella Arielli, le prime due educatrici mentre la terza operatrice di supporto. Ragazze squisite, brillanti, disponibili a dialoghi e chiarimenti e soprattutto dolcissime. Glielo cogli negli occhi quello sfavillio di entusiasmo che si diffonde in tutto l’ambiente come un buon profumo.

Ma, concretamente, quali  sono le attività di cui sopra raccontavo? Tante, e tutte interessanti e studiate ad hoc per i bambini. Come le letture animate: l’idea, riuscitissima, è quella di conferire al valore di una storia l’aspetto ludico, con frasi ritmate e oggetti “magici”, capaci di spalancare bocche in atteggiamento di meraviglia e nel frattempo stimolare fantasia, immaginazione, stupore. Lo dico con una certa sicurezza: siamo di fronte ai lettori di domani e questo, non solo mi conforta, mi rende felice.

I sensi. Siamo schietti: quanti danno loro importanza? Eppure con essi, compreso il chissà-se-esiste-il-sesto, noi tutti viviamo. Anzi, grazie ad essi viviamo e troppo spesso li diamo per scontati. E allora ecco nascere il progetto Prendiamoci in gioco che si è tradotto nell’idea di stimolare ogni attività sensoriale scegliendo via via i materiali più idonei alla causa. Obiettivo, questo, collegato all’intenzione di sviluppare i 5 sensi tenendo conto di ciò che madre natura ci regala con il trascorrere delle stagioni.

Oltremodo valori imprescindibili quali la cooperazione, la collaborazione, l’interazione e la condivisione vanno insegnati più subito che prima. Come trasmettere concetti così importanti a un bambino? Ce lo spiegò bene la grandissima Maria Montessori, ci insegnò che si impara giocando. E infatti nei laboratori di Prendiamoci in gioco avviene proprio questo.

E poi ci sono le emozioni, noi siamo soprattutto questo al di là delle pur fondamentali doti intellettive. E sostanzialmente viviamo in un mondo che tende o a trascurarle o a esasperarle, perennemente in bilico sul filo sottilissimo del caos. Chi ha studiato le modalità di questo progetto, immagino sapesse esattamente quale fosse il punto. Lo deduco quando si attribuisce molta importanza – nel corso dei laboratori – al riconoscimento delle emozioni e alla loro espressione. Nessuno, neanche un adulto, potrà dirsi davvero equilibrato e completo se non riesce a dare un nome a quanto sta provando. La spiacevole conseguenza è che poi mancherà di empatia e non riuscirà neanche a esprimere ciò che sente nei confronti di un altro. Non saper cogliere, esprimere, comunicare le emozioni è, a tutti gli effetti un handicap, forse una delle malattie del secolo che costringe molta gente a vivere una vita a metà. Lapidaria? Eccessiva? Basta guardarsi intorno per avere risposte significative.

Non mancano le attività motorie, sempre fondamentali, favorite anche da un grande e bellissimo giardino dove poter correre, far capriole e inebriarsi del profumo dell’erba. Come è previsto anche un orto botanico. Splendido. Affondare le mani nella terra è probabilmente una delle sensazioni tattili più appaganti. Comprendere il ciclo della crescita delle piante è fondamentale, insegna il valore della cura, del rispetto, dell’attenzione. E, infine, due laboratori di grande importanza: quello dedicato alla lingua inglese e quello di musica. Entrambi importanti per ragioni diverse.

Tutto questo insieme di attività cosa ci spiega in definitiva? Anzitutto che la finalità del progetto è promuovere l’autonomia di tutti, di fare – non parlare – fare, integrazione. Ma non solo: favorire il potenziamento delle abilità possedute e stimolarne l’acquisizione di nuove. E fare questo attraverso ogni modo possibile, a partire dai sensi, affinché ciascun bambino ne comprenda l’importanza, per poi passare all’esercizio delle abilità psico-motorie. Senza, ovviamente, trascurare la sacralità di nutrire immaginazione, fantasia, creatività. E quanto alla fiducia in se stessi? Spesso vacilla, nei bambini come negli adulti. Il punto è che non intervenire sui più piccoli somiglia a un reato, una frase forte ma reale per come la vedo io. E infine, imparare a familiarizzare con le proprie emozioni. Ché è meglio cominciare il prima possibile, salvo in futuro pagare il prezzo di un’ignoranza emotiva sempre più diffusa.

 

(Colonna sonora – Avrai – Claudio Baglioni)

 

I disegni di Doodle Boy
Ho visto cose che voi umani...

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