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Svimez ha presentato il nuovo rapporto 2019

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Il 4 novembre scorso è stato presentato il nuovo rapporto Svimez 2019.  L’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno ha dato il benvenuto ai partecipanti  nella Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari alla Camera dei deputati, presentando successivamente il proprio report.

In effetti, la prima cosa che risalta nel rapporto è l’allarme per il divario tra Nord e Sud del nostro Paese: per colmare il divario occupazionale sarebbe necessario creare nel Mezzogiorno almeno 3 milioni di posti di lavoro. Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo: già lo scorso anno ne avevamo parlato qui.

Addirittura, il gap tra Nord e Sud non si rimargina affatto e, al contrario, ha subìto un incremento. Si legge a questo proposito nel rapporto: «Si riallarga il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord, che nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni». E ancora: «La crescita dell’occupazione nel primo semestre del 2019 riguarda solo il Centro-Nord (+137.000), cui si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-27.000)».

Inoltre viene messo in risalto che, se da un lato il Reddito di cittadinanza è utile, dall’altro Svimez fa presente che la povertà non si combatte soltanto con un contributo in denaro, ma è invece necessario ridefinire le politiche di welfare e allargare a tutti, in uguale misura, i diritti di cittadinanza. Viene infatti scritto nel report: «L’impatto del Reddito sul mercato del lavoro è nullo, in quanto la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro».

Ancora più allarmanti si rivelano i dati sull’emigrazione: «Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2.015.000 residenti, di cui la metà è costituita da giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati». Anzi si legge che se non ci sarà una vera inversione di tendenza «nel 2065 la popolazione in età da lavoro diminuirà del 15% nel Centro-Nord (-3,9 milioni) e del 40% nel Mezzogiorno (-5,2 milioni)».

Il rapporto Svimez evidenzia inoltre che diverse regioni del Nord Italia non sono più locomotive europee, essendo state superate per PIL da diverse regioni di Paesi dell’Est Europa, queste ultime avvantaggiate, per esempio, da regimi fiscali asimmetrici o dal costo inferiore del lavoro. Anche a causa di queste competitività, se da un lato Svimez considera in modo unitario la stagnazione italiana, dall’altro chiede politiche oculate e su misura per il Sud che è in sofferenza più del Centro Nord.

A fronte di questi dati si è subito pronunciato il ministro del Sud Giuseppe Provenzano: «È la radiografia di una frattura profonda, trascurata in decenni di disinvestimento pubblico nel Mezzogiorno che hanno prodotto, con la sofferenza sociale e l’arretramento produttivo nell’area, un indebolimento dell’Italia nello scenario europeo e la rottura dell’equilibrio demografico. Ma queste analisi non devono indurre allo scoraggiamento, devono spingere a un impegno ancora maggiore che deve investire l’intero governo, a un’urgenza condivisa. Perché il rapporto Svimez non è solo un grido di dolore, va letto per intero, indica politiche di cambiamento possibile e di rilancio dello sviluppo nell’interesse dell’intero Paese».

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