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Yacouba Sawadogo: fermare il deserto è possibile

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Un agricoltore proveniente dal Burkina Faso, Yacouba Sawadogo, ha fermato l’avanzata del deserto nel suo villaggio con l’aiuto della sua famiglia.

Infatti, con grande determinazione e in risposta a un periodo di forte siccità, ha iniziato a piantare alberi che ora sono diventati una vera e propria foresta.

Questa piantumazione è stata anche una risposta a livelli eccessivi di agricoltura e allevamento che a loro volta hanno avuto come conseguenza una forte sovrappopolazione nella parte settentrionale del Paese e che quindi aveva colpito anche il villaggio di Sawadogo.

Eppure, pur non avendo a disposizione né strumenti moderni né una cultura specifica, l’agricoltore ha iniziato a usare un’antica tecnica agricola africana chiamata zai che migliora la crescita delle foreste insieme alla qualità del suolo. Il coltivatore veniva deriso dagli altri contadini della sua comunità ma ha proseguito con caparbietà, riuscendo a trasformare gradualmente il terreno arido in una foresta di ben 40 ettari che attualmente ospita addirittura 96 specie di alberi e 66 piante, di cui molte commestibili oppure con proprietà medicinali. Non sorprende che in questa nuova area verde abbiano già trovato rifugio parecchi animali.

Naturalmente Sawadogo (che ora viene chiamato Yacoub Zai grazie alla tecnica da lui utilizzata) lavora la terra da molti anni e nel 2010 è stato il protagonista di un documentario – The man who stopped the desert  di cui potete vedere il trailer qui – diventando famoso. Anzi, nel 2018 gli è persino stato conferito un premio – il Right Livelihood Award – per «aver trasformato un terreno arido in una foresta e per aver dimostrato come gli agricoltori possano rigenerare il suolo attraverso l’uso innovativo di conoscenze indigene e locali».

Quindi non è un caso che l’agricoltore abbia deciso di insegnare la tecnica zai a tutti gli agricoltori che abbiano il desiderio di impararla e attuarla, sviluppando un vero e proprio programma di formazione che diventi il punto di partenza per scambi produttivi nella regione, decidendo così di non tenere segreti i suoi metodi.

Purtroppo Sawadogo oggi si trova ad affrontare anche altri problemi, dal momento che l’area settentrionale del Burkina Faso è sempre più instabile a causa di conflitti tra comunità e attacchi da parte di gruppi jihadisti che portano disordini sociali. Resta però fermo il messaggio del coltivatore africano che riguarda il futuro dell’ambiente e la sua tutela.

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