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Da Carlo Petrini a papa Francesco: riflessioni sul cibo

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Il 16 ottobre è stata la Giornata mondiale dell’alimentazione che, riprendendo uno degli obiettivi dell’Agenda 2030, è dedicata a “un’alimentazione sana per un mondo #famezero”. E proprio su questi temi Mauro Leonardi, per l’Agi, ha intervistato Carlo Petrini in occasione della sua partecipazione al Sinodo sull’Amazzonia. Me la potrei cavare raccomandando ai lettori di Felicità Pubblica di leggere con attenzione questo testo illuminante, ma non riesco a sottrarmi alla tentazione di sottolineare qualche passaggio, di riflettere su alcuni temi posti.

Il primo riguarda il valore del cibo. “Noi siamo vivi grazie al cibo. Io ho dedicato la vita al cibo Il cibo è energia per la vita. Il cibo è relazione. Il cibo è amore. Questo è nella natura delle cose”. Parole che lasciano il segno. Correlata a questa affermazione, la seconda sollecitazione sullo spazio dell’agricoltura, sul ruolo essenziale della microeconomia. Ricorda Petrini che l’agricoltura industriale “non sa governare il limite, esagera le produzioni, non ha un rapporto vivo con la natura, con il suo estrattivismo distrugge”. E ancora: “con l’economia dell’accumulazione la relazione con la natura non viene mantenuta (…), l’agricoltura della sussistenza è stata svilita (…), sono stati distrutti i contadini”.

Riflessioni forti che non concedono nulla alla moda. Slow Food torna alla Madre Terra senza se e senza ma, a dispetto delle interpretazioni chic ed elitarie. Petrini ha l’autorevolezza necessaria a ricordarci che abbiamo esagerato e possiamo solo tornare indietro riconoscendo i nostri errori. Cosa tutt’altro che facile per chi ha spesso associato, meccanicamente, sviluppo e uguaglianza.

Il secondo tema riguarda il contrasto agli sprechi alimentari. Si tratta di una battaglia trasversale, non neutra. Vale la pensa sottolineare che ridurre gli sprechi non è nel patrimonio culturale della sinistra, da sempre produttivista ed “estrattivista”. D’altro canto non è di certo nella tradizione della destra, del tutto legata al mercato e alla libera iniziativa. La lotta agli sprechi impone di cambiare prospettiva, punto di vista, in un campo e nell’altro, costringe a modificare comportamenti individuali e collettivi, postula “esempi” e non sermoni, interroga persone e comunità, richiede assunzioni di responsabilità. Ma non c’è nessun compiaciuto pauperismo, piuttosto un atteggiamento rigoroso, etico, alla ricerca di un equilibrio nuovo tra le persone e con la natura.

Infine l’amicizia tra papa Francesco e Carlo Petrini, al di là dei dati personali, aiuta a porsi un interrogativo. Perché anche tra i laici è maturata una grande attenzione ai gesti e alle parole di Francesco? Azzardo una risposta articolata in tre passaggi. Nella pastorale di Francesco c’è amore per le persone, per la loro storia, per la loro sorte, c’è rispetto vero anche per chi la pensa diversamente. Non è sempre stato così e non è certo poca cosa in questi tempi. Francesco, poi, incarna un pensiero radicale, senza infingimenti, poco incline alla mediazione diplomatica che tutto annacqua. Evangelicamente sembra ricordare: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no no. Il di più viene dal maligno”. Qualcuno giudica semplicistico, addirittura banale il pensiero di Francesco, soprattutto nella Curia. E’ vero l’esatto contrario, quel pensiero ha sempre profondità, interroga i contemporanei. Così il papa sta cambiando molto la Chiesa, rendendola capace di ascoltare e accogliere, senza giudicare. Per concludere, ancora un invito a prendere sul serio le provocazioni di Petrini, perché meritano davvero la nostra attenzione.

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