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In Libia chiuso il centro detenzione di Misurata

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È dell’associazione Medici Senza Frontiere l’allarme (seguito da un appello) che riporta la notizia della chiusura del centro detenzione di Misurata in Libia il 14 ottobre scorso.

Ma i detenuti, spiega la nota organizzazione, non sono stati liberati, bensì trasferiti in altri due centri cioè a  Zliten e Souq Al Khamees, che si trovano nella stessa regione, ma non godono di buona fama.

Anzi, scrive sul proprio sito Msf che purtroppo le condizioni di detenzione in questi due centri sono note sia alle autorità libiche (non è spiegato quali), sia all’Unhcr (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) poiché sono molto dure e difficili, come la stessa Ong ha riferito più volte.

Esprime infatti in una nota Sacha Petiot (capo missione in Libia di Msf): «Chiudere un centro di detenzione sarebbe un passo avanti positivo se rifugiati e migranti avessero la libertà di movimento, protezione e assistenza. Ma in questa situazione sono passati da una condizione di detenzione a un’altra, vedendo le loro condizioni peggiorare ulteriormente, rimanendo bloccati in un ciclo senza fine di disperazione e violenza. Come minimo, dovrebbero essere rilasciati e assistiti in un ambiente più sicuro».

In effetti nei due campi di detenzione  vengono relegati arbitrariamente per mesi – a volte persino per anni – con scarso accesso a cibo, acqua e persino all’aria e quindi uomini, donne e bambini provenienti da Misurata saranno esposti alle stesse situazioni disumane. Addirittura, denuncia Msf, alcuni detenuti sono stati vittime di torture e traffico durante il loro soggiorno nel Paese nordafricano.

Ha infatti continuato Petiot: «Abbiamo bisogno di un maggior numero di evacuazioni di persone fuori dalla Libia. Ed è urgente sviluppare un’alternativa alla detenzione, come creare rifugi che diano una protezione immediata e temporanea in Libia. Altrimenti, i migranti e rifugiati più vulnerabili sono condannati a una condizione di detenzione senza fine ed esposti a maggiori rischi e sofferenze», rinnovando l’appello al rilascio di queste persone detenute, all’aumento delle evacuazioni fuori dalla Libia e chiedendo di porre fine al rientro forzato nel Paese africano delle persone che tentano di fuggire via mare.

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