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L’ecosistema delle balene assorbe come quattro foreste amazzoniche

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La caccia alle balene da parte del Giappone si è riaperta un paio di mesi fa dopo 30 anni, ma una ricerca   pubblicata dal Fondo Monetario Internazionale spiega che le balene e il loro ecosistema rappresenterebbero un punto focale nel meccanismo che porta all’assorbimento di ben 37 miliardi di tonnellate di CO2, cioè il 40% di tutto quello prodotto nel mondo.

Dunque la cura più importante per la riduzione di anidride carbonica si troverebbe proprio negli oceani, là dove lo scenario di devastazione climatica è tra i più allarmanti.

Il cetaceo, nei suoi 60 anni di vita media, assorbe in media 33 tonnellate di CO2 e, quando muore in modo naturale, la sua carcassa porta con sé l’anidride carbonica sul fondo degli oceani, dove rimane per secoli. È sufficiente pensare che un albero assorbe circa 22 kg di CO2 all’anno, per cui è facile dedurre che l’ecosistema dei cetacei sarebbe in grado di assorbire l’equivalente di ben 4 foreste amazzoniche, vale a dire oltre 1.700 miliardi di alberi.

Infatti è proprio l’ecosistema delle balene, legato alla loro digestione e agli spostamenti nei mari, a essere il più importante per la vita marina e per quella della Terra: per esempio gli escrementi della balena sono ricchi di ferro e azoto, elementi fondamentali allo sviluppo del fitoplancton. E sono proprio le creazioni di enormi concentrazioni di fitoplancton a rappresentare il più efficiente assorbente di anidride carbonica. Pare conseguenza ovvia, come spiegano i ricercatori, che se si incrementasse il numero di balene, aumenterebbe la produzione di fitoplancton, per cui lo studio indica che bisognerebbe impedire alle navi di operare nelle aree in cui vivono le balene, e vietarne la caccia, dato che anche solo un incremento dell’1% di fitoplancton nei mari significherebbe assorbire centinaia di milioni di tonnellate di CO2 in più all’anno.

 Del resto il numero delle balene in circolazione attualmente stimato è di circa 1,3 milioni di esemplari, contro i 4-5 milioni che solcavano i mari prima dell’avvento delle baleniere e della caccia industriale. Bisogna preservarle e anzi favorirne l’aumento.

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