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Il Summit dei popoli sul clima rilascia una dichiarazione storica

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Si è tenuto a New York il Summit dei popoli sul clima che ha riunito oltre 200 rappresentanti dei popoli nativi, accademici, lavoratori, ambientalisti e attivisti per i diritti umani.

I promotori del Summit sono stati l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Greenpeace International, Amnesty International, Centro per il diritto internazionale ambientale, Fondo globale Wallace e il Centro per i diritti umani e la giustizia globale dell’Università di New York.

Il numero dei partecipanti è stato elevato e l’esito più rilevante dei lavori è stato l’adozione di una dichiarazione storica congiunta che chiede ai governi e alle imprese economiche di affrontare urgentemente l’emergenza climatica per assicurare la sopravvivenza dell’umanità.

Non a caso Amnesty International ha sottolineato che l’obiettivo di organizzatori e partecipanti è «quello di mettere in campo nuovi poteri, energie e risorse per dare vita a un movimento di massa orientato al superamento della crisi climatica attraverso politiche che pongano al centro le persone e i diritti umani».

Ma c’è molto altro, dal momento che nel corso del Summit sono state individuate azioni giudiziarie comuni utilizzabili come strumenti di pressione su governi e imprese, campagne nazionali e internazionali comuni. Inoltre è stata considerata l’attuazione di possibili disinvestimenti nel settore delle energie fossili e persino un utilizzo più efficace degli strumenti con cui è possibile chiedere conto, a persone o enti, di comportamenti sbagliati.

Molti sono stati gli interventi degli organizzatori e in particolare segnaliamo quello di Craig Mokhiber, direttore dell’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite:

«Rispetto a chi vive lungo la frontiera del cambiamento climatico, le conseguenze in termini di diritti al cibo, all’acqua, all’igiene, a rifugi adeguati, alla salute, alla sicurezza personale e persino alla vita si stanno facendo già sentire. Molti di coloro che vivono su piccole isole, sulle coste e in zone soggette a rapida desertificazione vedono erodersi il proprio diritto all’autodeterminazione. Gli sfollamenti causati dal cambiamento climatico minacciano di costringere milioni di persone a intraprendere viaggi caratterizzati da vulnerabilità e incertezza. In sintesi, gli effetti negativi del cambiamento climatico colpiscono direttamente la fabbrica della società umana. Ogni stato deve prendere misure urgenti ed efficaci per affrontare questa minaccia ai diritti umani. Unendo i tanti gruppi che chiedono la giustizia climatica, vogliamo cercare di favorire un’azione per il clima basata su diritti umani e inclusione».

Per chi desiderasse leggerla, è possibile trovare qui la dichiarazione congiunta completa.

Certamente tutte le questioni verranno affrontate al Vertice delle Nazioni Unite al Climate Action Summit 2019 dell’Onu, che si terrà al Palazzo di vetro  lunedì 23 settembre. Per l’Italia parteciperanno il premier, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S). Infatti si legge sul sito dell’Onu: «Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres chiederà a tutti i leader di venire a New York il 23 settembre con piani concreti e realistici per accrescere i loro contributi nazionali al 2020 (gli Ndc, gli impegni di ogni paese per tagliare i gas serra, presi nell’ambito dell’Accordo di Parigi, n.d.r.), in linea con l’obiettivo di ridurre del 45% le emissioni di gas serra nel prossimo decennio e di arrivare a zero emissioni nette al 2050. Per essere effettivi e credibili, questi piani non possono puntare solo alla mitigazione. Essi devono mostrare la strada verso una completa trasformazione delle economie, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile». (fonte Ansa)

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