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La Terra sta cambiando, perché noi no

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Deforestazione, cambiamenti climatici, aumento delle temperature, siccità, incendi boschivi, malattie e per finire un’enorme, incalcolabile mole di escrementi. Una bomba ecologica pronta a deflagrare tra le nostre mani, anche qualora l’accordo di Parigi – che ha definito un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada – venisse rispettato.

E’ imprescindibile sviluppare un approccio sistemico alla gestione di queste problematiche ambientali. E i consumatori per primi devono iniziare a contribuire notevolmente, e comprendere in maniera consapevole come utilizzare il potere di acquisto, attraverso una radicale modifica dei regimi alimentari, per aiutare ad invertire la tendenza del clima attraverso una sostanziale riduzione del consumo di carni, a favore di frutta e verdura.

Non tutti sanno che sulla terra sono presenti circa 70 miliardi di animali da allevamento che producono,  solo negli Stati Uniti, circa 40 tonnellate di rifiuti organici al secondo; entro il 2030 il pianeta genererà almeno cinque miliardi di tonnellate di letame ogni anno, di cui l’80 per cento prodotto dagli allevamenti intensivi. Una quantità talmente elevata di escrementi che sta inquinando notevolmente l’aria e le falde acquifere. Paradossalmente la maggior parte degli interventi di deforestazione e bonifica sono mirati a creare nuovi pascoli per il bestiame e solo in Australia, rispetto al resto del mondo, il numero dei bovini allevati continua a crescere con circa 26 milioni di esemplari. A peggiorare la già drammatica situazione continua la distruzione di habitat che dal 2000 ad oggi vede circa 7,7 milioni di ettari distrutti insieme a molte specie faunistiche minacciate di estinzione, circostanza inversamente proporzionale al numero degli allevamenti presenti sul nostro pianeta con la conseguente deforestazione per contenerli.

Il continente australiano dalla biodiversità unica, per via dell’isolamento dal resto delle terre emerse, popolato da creature bizzarre e uniche al mondo come  mammiferi che depongono le uova, uccelli simili a dinosauri, pesci dotati di polmoni, è ili continente più minacciato. La fauna australiana vede tra le specie più colpite dalla distruzione di boschi e foreste anche uno degli animali più iconici del continente, il koala, che si sta gradualmente ritrovando senza casa. Dal 2000 la specie avrebbe perso oltre un milione di ettari di habitat.

Imprescindibile allora introdurre anche la tecnologia che, in grado di recuperare la CO2 presente nell’atmosfera su larga scala attraverso le biomasse (fatte di foreste, boschi e spazi verdi), può venire in soccorso dell’ambiente stesso. Ma significherebbe entrare in conflitto con la stessa produzione agricola, le cui superfici di suolo utili verrebbero limitate. Il che esacerberebbe la corsa all’accaparramento delle terre e creerebbe un circolo vizioso dal quale non se ne uscirebbe più.

La priorità assoluta quindi, è di agire verso tante direzioni per dare forza al “green new deal”. E soprattutto ascoltare il grido di allarme della grande mobilitazione mondiale di giovani contro il cambiamento climatico affinché un’intera generazione non rischi di assistere all’inizio dell’estinzione anche dell’homo sapiens.

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