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Gli incendi devastano la foresta pluviale dell’Amazzonia

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Sono momenti di panico quelli che il nostro pianeta sta vivendo a causa dei vasti incendi nella foresta pluviale dell’ Amazzonia.

Il fronte dei fuochi è talmente vasto e ampio che addirittura lunedì 19 agosto a San Paolo (distante circa 2.700 chilometri) alle 16 tutto era già buio. È vero che a Sud del Tropico del Cancro in questo momento è inverno, ma il tramonto del sole avviene circa alle 18: nessuna eclisse ma l’oscurità è diventata surreale a causa del fumo sprigionato dagli incendi del polmone verde del Pianeta, che hanno causato anche un black out totale.

Purtroppo ha denunciato l’Inpe (Istituto nazionale per la ricerca spaziale del Brasile)che il 2019 sta battendo ogni record di incendi nella foresta amazzonica, rilevando un aumento dell’83% dei roghi rispetto allo scorso anno: addirittura 73.000 incendi contro i 40.000 del 2018.

Secondo l’ex direttore dell’Inpe Ricardo Galvão – licenziato dal presidente Jair Bolsonaro – la colpa è delle politiche scriteriate del presidente stesso che hanno permesso un aumento vertiginoso del disboscamento.

Anche il segretario generale di Amnesty International Kumi Naidoo ha dichiarato sul sito dell’associazione: «La responsabilità di spegnere gli incendi che divampano ormai da settimane ricade sul presidente Bolsonaro e sulla sua amministrazione. Nei mesi scorsi avevamo denunciato le invasioni illegali delle terre e gli attacchi incendiari prossimi ai territori delle popolazioni native, come nello stato di Rondônia dove sono in corso molti degli incendi». Ha poi proseguito deciso: «Invece di diffondere vergognose menzogne o di negare la dimensione della deforestazione, il presidente Bolsonaro dovrebbe assumere iniziative immediate per fermare l’avanzata degli incendi. Questo è fondamentale per proteggere il diritto a un ambiente salubre e quello alla salute, considerato l’impatto che gli incendi stanno avendo sulla qualità dell’aria in ampie zone del Brasile e dei paesi vicini».

Naturalmente i dati drammatici della situazione, diffusi sin dal mese di luglio e peggiorati in agosto preoccupano tutti i Paesi del mondo.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha voluto aggiungere un altro argomento all’ordine del giorno per il summit del G7 che si è tenuto dal 24 al 26 agosto a Biarritz in Francia: si è discusso infatti di questa emergenza #ActForTheAmazon, oltre a Brexit, dazi, Iran e web tax.

Il vertice pertanto ha avuto inizio proprio con il problema dell’Amazzonia: Macron nel discorso di apertura ha sollecitato una “mobilitazione di tutte le potenze” per scongiurare il disastro ambientale, ha sottolineato come il suo obiettivo sia “convincere tutti i partner che le tensioni sono negative per tutti” e ha esortato a lavorare in uno spirito di “reale cooperazione” per un’economia globale.

Anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, è stata d’accordo: in un video messaggio ha posto l’accento sulla necessità di fermare i roghi che stanno distruggendo la foresta. «Serve un messaggio chiaro. L’obiettivo del vertice è capire l’aiuto che possiamo dare ed è importante che il G7 lanci un messaggio chiaro: dobbiamo fare il possibile affinché la foresta pluviale smetta di bruciare e il presidente francese Macron ha ragione quando dice che la nostra casa è in fiamme».

Tutti i partecipanti al G7 hanno offerto il proprio supporto e, dopo la manifestazione internazionale che ha portato in strada decine di migliaia di persone in tutto il mondo, il presidente Bolsonaro ha iniziato ad accogliere le offerte di aiuto esterno; il presidente Usa Donald Trump ha offerto la massima collaborazione.

La pressione internazionale intanto ha spinto il presidente brasiliano a prendere seri provvedimenti per contrastare il fuoco, dichiarando che la foresta amazzonica è parte essenziale della storia del Brasile.

Infatti circa 44.000 soldati dell’esercito stanno affiancando i vigili del fuoco e i C130 si sono alzati in volo per scaricare sulla foresta liquido antincendio, nella speranza di riuscire ad arginare una situazione che pare sempre più fuori controllo.

 Si è addirittura sbilanciato Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk avvertendo che è «difficile immaginare la ratifica dell’accordo Ue-Mercosur mentre l’Amazzonia brucia. L’Unione Europea sostiene l’accordo UE-Mercosur, ma è difficile immaginare un processo di ratifica fino a che il governo brasiliano consentirà la distruzione dell’Amazzonia».

 Nel frattempo il famoso attore Leonardo Di Caprio, già noto per la sua attenzione verso i problemi ambientali del nostro pianeta, ha offerto la cifra di 5 milioni di dollari per aiutare a fermare gli incendi,  invitando i suoi follower a fare donazioni.

Tuttavia si è appreso ieri che il Brasile ha rifiutato l’aiuto di 20 milioni di dollari offerti dai partecipanti al G7 con una nota del capo gabinetto di Jair Bolsonaro Onyx Lorenzoni in toni molto duri::«Ringraziamo, ma questi fondi potrebbero essere più utili per la riforestazione dell’Europa», proseguendo col dire che il Brasile è un Paese democratico che non ha mire imperialistiche o colonialiste, che forse potrebbe invece avere il presidente Macron.

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