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L’India ha cancellato l’autonomia del Kashmir

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Il 5 agosto scorso, l’India ha revocato lo statuto speciale della regione di Jammu Kashmir, il cui nome viene solitamente abbreviato in Kashmir, da tempo il principale terreno di scontro con il vicino Pakistan.

L’india, dunque, ha dichiarato che verrà abolita la disposizione costituzionale che finora ha permesso alla Regione di legiferare in modo autonomo, come del resto aveva annunciato ancora prima della sua rielezione a maggio il premier indiano Narendra Modi, sostenendo che l’autonomia di quella regione impediva la piena e completa integrazione con il resto del Paese indiano, invocando quindi la tenuta della sicurezza nazionale.

Nella piena consapevolezza del fatto che la regione del Kashmir è contesa anche dal Pakistan, è intervenuto anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha invitato entrambi i Paesi ad agire con prudenza, mentre nello stesso tempo gli stessi Stati Uniti d’America hanno espresso preoccupazioni per le notizie di diversi arresti eseguiti contro i manifestanti che protestavano contro la decisione repentina del premier indiano.

Del resto, ben due delle tre guerre avvenute tra India e Pakistan sono state combattute proprio per il possesso della regione del Kashmir la cui popolazione è a maggioranza musulmana; gli scontri non sono mai cessati completamente e vanno avanti da circa trent’anni, con l’India che accusa il Pakistan di fomentare la ribellione mentre quest’ultimo nega l’accusa, sostenendo al tempo stesso che la Regione ha diritto all’autodeterminazione.

Purtroppo dal 5 agosto gli scontri tra polizia e manifestanti si sono intensificati e ci sono stati morti e feriti, di cui non si hanno resoconti precisi.  La situazione si aggrava di giorno in giorno, tant’è che il 13 agosto la Corte suprema indiana ha respinto la richiesta di annullare tutte le restrizioni in vigore in Kashmir, ammettendo però che vi sono problemi di sicurezza e dichiarando pertanto che riprenderà in esame la situazione trascorse due settimane.

Pertanto significa che le restrizioni in vigore attualmente rimangono in corso, compresi il blocco totale delle comunicazioni, le limitazioni alle libertà di movimento, di espressione e di opinione e addirittura l’impedimento ai giornalisti di poter informare su quanto sta accadendo. Una palese violazione dei diritti umani, accusa Amnesty International, mentre nella Regione è stato imposto il coprifuoco totale.

Al 21 di agosto risultavano oltre 2.200 persone in stato di arresto (fonte Ansa) nel Kashmir e nel Paese indiano, manifestanti che si sono riversati anche nelle strade di Nuova Delhi continuando la loro protesta e arrivando a dare alle fiamme le bandiere indiane.

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