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A margine delle dimissioni di Raffaele Cantone

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Il 23 luglio Raffaele Cantone ha presentato le dimissioni da presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Lo ha fatto a suo modo, con stile e misura, come ha gestito il delicatissimo incarico affidatogli in questi lunghi cinque anni. Mai “simpatico”, sempre rigoroso, cordiale, rispettoso, dialogante.

Nei primi mesi Cantone, suo malgrado, era diventato una star. Qualsiasi incarico pubblico dovesse essere assegnato, dal più prestigioso al più modesto, veniva annunciata la sua candidatura. Qualsiasi problema dovesse essere affrontato si invocavano le capacità taumaturgiche del magistrato napoletano. Lui evitava di commentare illazioni infondate e, quando proprio non ne poteva fare a meno, era il primo a sorriderne.

In poco tempo è riuscito a mettere in piedi un’organizzazione complessa e competente, preziosa per la prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione, guardata con interesse oltre i confini nazionali anche dove, è risaputo, le esperienze italiane suscitano diffidenza.

Soprattutto, alla prova dei fatti, l’ANAC ha dimostrato di saper affiancare la PA con pareri, linee guida, deliberazioni ispirati a rigore e concretezza. Naturalmente non è mancato qualche eccesso ma questo è il minimo che possa capitare in un Paese che sembra affidare la propria salvezza ogni giorno a una nuova istituzione. Nessuna ingenuità, solo calcolato cinismo.

E con lo stesso cinismo sono state accolte le dimissioni di Cantone. Silenzio dalla maggioranza, qualche lamento dalle opposizioni, poi un assordante silenzio. Nessun tentativo di farlo recedere dalla decisione, almeno a quanto è dato sapere. Nessuna discussione pubblica in merito. Forse questa è la prova migliore dell’indipendenza e della libertà di giudizio della persona.

L’ANAC dovrebbe rappresentare per tutti “motivo di orgoglio”, invece sembra diventata una presenza ingombrante e fastidiosa. C’è da supporre che presto interverrà una riforma che ne cambierà nome, missione e governance.

Alla scadenza del mandato Cantone sarebbe stato rimosso, c’è da esserne sicuri, ma lui ha voluto anticipare i tempi. Le motivazioni delle dimissioni mettono insieme la delusione per il clima che oggi avvolge l’ANAC e il desiderio di tornare attivo in magistratura nel suo momento di maggiore difficoltà nella storia repubblicana. In entrambi i casi motivazioni da public servant.

Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera di dimissione, un raro esempio di chiarezza e sobrietà.

Lettera del Presidente Raffaele Cantone

Sono entrato in magistratura nel 1991 quando avevo ventotto anni, tanti quanti ne sono passati da allora a oggi. In pratica ho trascorso metà della vita indossando la toga, divenuta nel tempo una seconda pelle. Ho sempre considerato la magistratura la mia casa, che mi ha consentito di vivere esperienze straordinarie dal punto di vista umano e professionale, a cominciare dal periodo alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Per queste ragioni ho ritenuto fin dall’inizio il mandato di Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione una parentesi, per quanto prestigiosa ed entusiasmante. Adesso, dopo oltre cinque anni, sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo.

È una convinzione che ho maturato progressivamente e che nei mesi scorsi mi ha spinto a presentare al Consiglio superiore della magistratura la candidatura per un incarico direttivo presso tre uffici giudiziari. Nelle ultime settimane le dolorose vicende da cui il Csm è stato investito hanno tuttavia comportato una dilazione dei tempi tale da rendere non più procrastinabile una decisione.

Nella mattina di oggi, con alcuni mesi di anticipo, ho dunque avanzato formale richiesta di rientrare nei ruoli organici della magistratura: un atto che implica la conclusione del mio mandato di Presidente dell’Anac, che diverrà effettiva non appena l’istanza sarà ratificata dal plenum del Csm. Tornerò pertanto all’Ufficio del massimario presso la Corte di Cassazione, dove prestavo servizio prima di essere designato all’unanimità dal Parlamento a questo importante incarico.

Dopo aver comunicato nei giorni scorsi le mie intenzioni al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri e a vari esponenti del Governo, reputo opportuno annunciare pubblicamente e in assoluta trasparenza la determinazione che ho assunto.

La mia è una decisione meditata e sofferta. Sono grato dell’eccezionale occasione che mi è stata concessa ma credo sia giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la vita della magistratura. Assistere a quanto sta accadendo senza poter partecipare concretamente al dibattito interno mi appare una insopportabile limitazione, simile a quella di un giocatore costretto ad assistere dagli spalti a un incontro decisivo: la mia indole mi impedisce di restare uno spettatore passivo, ancorché partecipe.

Lascio la presidenza dell’Anac con la consapevolezza che dal 2014 il nostro Paese ha compiuto grandi passi avanti nel campo della prevenzione della corruzione, tanto da essere divenuta un modello di riferimento all’estero. La stessa Autorità nazionale anticorruzione, istituita sull’onda di scandali ed emergenze, rappresenta oggi un patrimonio del Paese. Sono circostanze che dovrebbero rappresentare motivo di orgoglio per l’Italia, invece sono spesso poco riconosciute come meriterebbero.

Naturalmente la corruzione è tutt’altro che debellata ma sarebbe ingeneroso non prendere atto dei progressi, evidenziati anche dagli innumerevoli e nient’affatto scontati riconoscimenti ricevuti in questi anni dalle organizzazioni internazionali (Commissione europea, Consiglio d’Europa, Ocse, Osce, Fondo monetario) e dal significativo miglioramento nelle classifiche di settore.

So di lasciare l’Autorità in buone mani, mi auguro in ogni caso che nei tempi tecnici necessari a formalizzare il rientro in magistratura sarà possibile procedere alla nomina del mio successore.

Ringrazio quanti in questi anni, con sacrificio e spirito di abnegazione, hanno consentito di ottenere i risultati raggiunti. Sono certo che grazie al loro impegno sarà possibile assicurare la debita continuità col lavoro svolto finora.

Raffaele Cantone

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