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In India è stato definitivamente proibito il divorzio talaq

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Una data storica quella del 31 luglio di quest’anno per l’India: il parlamento ha approvato il disegno di legge che proibisce il cosiddetto “triple talaq“.

In effetti si trattava di un diritto secolare degli uomini musulmani, secondo il quale a un uomo era sufficiente pronunciare o scrivere tre volte la parola talaq per porre fine immediatamente al matrimonio con la consorte.

Talaq infatti significa “io ti ripudio” o “io divorzio da te” e secondo la legislazione islamica era solo il marito ad avere questo diritto e, una volta pronunciata la formula rituale, il divorzio diventava irrevocabile.

Tra l’altro, il talaq poteva essere evocato in qualsiasi forma, cioè oralmente o per iscritto con ogni modalità, anche via email o tramite sms telefonico: la tecnologia si era evoluta, il diritto un po’meno.

In ogni caso, sia pure con molti voti all’opposizione – 99 favorevoli e 84 contrari – la Camera Alta ha finalmente chiuso un capitolo di storia del Paese, dando un forte segno di legittimazione alle donne e di cambiamento deciso del profilo della società indiana.

Il primo ministro Narendra Modi ha scritto su twitter che questa è l’occasione per rendere omaggio al notevole coraggio a quelle donne musulmane che hanno sofferto gravi ingiustizie dovute alla pratica del Triplo talaq e che la sua abolizione contribuirà alla loro legittimazione e darà alle donne la dignità che meritano nella società del Paese.

Pertanto la pratica del talaq è stata dichiarata illegale e verrà punita con un’ammenda o addirittura con tre anni di carcere nei casi più gravi.

Riporta il Times of India che moltissime donne musulmane hanno pubblicamente ringraziato il primo ministro indiano.

È necessario anche sottolineare che, oltre all’India, altri venti Paesi hanno bandito il talaq (come Bangladesh, Pakistan, Egitto, per esempio) e probabilmente altri seguiranno.

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