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MSF e SOS Mediterranèe riprendono le operazioni nel Mediterraneo

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La nave Ocean Viking, gestita in partnership da Medici Senza Frontiere e SOS Mediterranèe, battente bandiera norvegese e armatore norvegese, è pronta a riprendere le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo Centrale e partirà verso la fine del mese. SOS Mediterranèe è  un’Ong umanitaria internazionale italo-franco-tedesca di cui abbiamo scritto varie volte, per esempio in questo articolo.

L’annuncio arriva direttamente da MSF che, sul proprio sito, denuncia l’inazione dei governi europei. Le parole di Claudia Lodesani, presidente di MSF Italia non lasciano dubbi: «Torniamo in mare per salvare vite. E non possiamo restare in silenzio mentre persone vulnerabili subiscono sofferenze evitabili. Se i leader europei condannano l’uccisione di migranti e rifugiati vulnerabili in Libia, devono anche garantire la ripresa di operazioni di ricerca e soccorso ufficiali, sbarchi in luoghi sicuri e l’immediata evacuazione e chiusura di tutti i centri di detenzione arbitraria. L’ipocrisia del crescente supporto fornito alle intercettazioni in mare e al ritorno forzato delle persone negli stessi luoghi dove vengono perpetrate le violenze, lascia intendere che quelle condanne sono solo parole vuote di finta compassione».

E ancora Sam Turner, capo missione MSF per le attività Sar e per la Libia, continua senza mezzi termini: «I governi europei vogliono far credere che la morte di centinaia di persone in mare e la sofferenza di migliaia di rifugiati e migranti intrappolati in Libia siano un prezzo accettabile per le politiche di controllo della migrazione. La cruda realtà è che mentre sbandierano la fine della cosiddetta crisi migratoria in Europa, fanno consapevolmente finta di non vedere la crisi umanitaria che queste politiche perpetuano in mare e in Libia. Queste morti e sofferenze sono evitabili e finché continueranno, non possiamo restare a guardare».

Parole dure che raccontano di come il tratto di mare nel Mediterraneo centrale, abbandonato e senza alcun tipo di soccorso, sia la rotta migratoria più pericolosa al mondo.

La nota di MSF continua spiegando che quest’anno almeno 426 uomini, donne e bambini hanno già perso la vita durante la traversata del Mediterraneo, 82 dei quali in un naufragio di poche settimane fa e che, solo considerando le morti note, nei primi sei mesi del 2019 il rischio per i migranti di annegare è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e aggiunge: «Come se non bastasse, le navi commerciali si trovano in una posizione insostenibile, prese tra l’obbligo di soccorrere imbarcazioni in difficoltà e il rischio di rimanere bloccate in mare per settimane per la chiusura dei porti italiani e l’incapacità degli Stati europei di concordare un meccanismo per gli sbarchi».

Inoltre MSF insiste scrivendo che il conflitto in Libia infuria da tre mesi nell’area di Tripoli, costringendo oltre 100.000 persone a lasciare le proprie case e trasformando i centri di detenzione per rifugiati e migranti in trappole mortali. «Nel frattempo, i governi europei violano gli obblighi legali e umanitari che loro stessi hanno firmato, offrendo sempre maggiore supporto alla Guardia costiera libica per riportare forzatamente in Libia persone vulnerabili, in alcuni casi proprio nei centri dove le persone vengono uccise a colpi d’arma da fuoco o dai bombardamenti, come testimoniato dai tragici eventi nel centro di Tajoura poco più di due settimane fa».  Dei tragici avvenimenti avevamo dato conto in questo articolo.

La nota infine conferma: «Il nostro lavoro è guidato da principi umanitari e non possiamo fare a meno di provare a impedire che le persone anneghino in mare e a portarle in luoghi sicuri, dove chi necessita di protezione internazionale può richiedere asilo alle autorità competenti, come previsto dalle leggi internazionali».

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