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Trombe d’aria, palle di grandine, piogge tropicali

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La settimana scorsa, nella mia città sulla costa adriatica, il cielo ha lanciato chicchi di grandine delle dimensioni di un’arancia. Forse ne avrete letto sulla stampa o visto qualche immagine in televisione. Siamo abituati a grandinate intense, quelle che coprono il suolo con qualche centimetro di piccoli granelli di ghiaccio. Questa volta lo scenario è stato davvero diverso. Un limitato numero di “proiettili” sparati a terra e in mare a grande velocità. Subito dopo un’enorme quantità di pioggia, incontenibile. Un primo scroscio di dieci minuti. Una pausa. Una seconda “secchiata” d’acqua. Ancora una pausa.

Sconcertante il panorama. Sottopassi allagati fino all’intradosso. Piazze e strade trasformate in laghi e fiumi. Parabrezza e lunotti in frantumi. Nei garage sotterranei le povere auto galleggiavano tristi. Cantine e negozi pieni di acqua e fango. Tegole in frantumi. Lucernari distrutti. Sulle vie residui delle “palle” di ghiaccio. Coltivazioni compromesse. Mai visto nulla di simile.

Il giorno successivo vigili del fuoco e polizia municipale al lavoro. Operai sui tetti, file interminabili ai carrozzieri, auto incerottate, grandi teli di plastica stesi ovunque, a protezione delle ferite aperte.

Due giorni dopo, andando a un appuntamento, ho trovato un’interruzione in autostrada. I pompieri lavoravano a rimuovere rami di alberi dalla carreggiata. Qualche minuto prima c’era stata una tromba d’aria.

Ieri di nuovo in allarme, era annunciato un altro acquazzone, con possibilità di nuove grandinate. Non abbiamo avuto neppure il tempo di riparare i danni e siamo di nuovo in ansia. Tutti mobilitati. Questa volta la grandine ha colpito qualche chilometro a nord. La pioggia con noi è stata “ragionevole”, secondo tradizione.

Bene, oltre ogni ragionevole dubbio, questi sono i tanto declamati cambiamenti climatici. Ormai, nonostante le nostre resistenze psicologiche, sono arrivati nella vita di tutti i giorni e ci hanno trovati completamente impreparati. Il clima mediterraneo, come l’abbiamo conosciuto nei secoli e nei decenni precedenti, non c’è più. Eppure, nonostante tanto parlare, continuiamo a sperare che la buona stella ci preservi dal peggio. Non è più così. I vetri delle finestre sono troppo fragili, gronde e discendenti troppo piccoli, le caditoie poco manutenute, le fogne inadeguate, e via dicendo. Per non parlare delle assicurazioni di cui disponiamo a tutela delle persone, delle abitazioni, delle attività produttive.

Ma, quando gli eventi ci toccano direttamente, iniziamo a prendere coscienza che Greta, la ragazzina svedese, ha ragione. Il tempo stringe. Dobbiamo mettere mano a provvedimenti efficaci, da quelli più piccoli e immediati a quelli planetari. Abbiamo provocato danni enormi e dobbiamo porvi rimedio. Il nostro meraviglioso clima non esiste più. Gli eventi estremi fanno parte della quotidianità. Adattiamoci presto, se vogliamo evitare danni e tragedie. Ma, soprattutto, affermiamo stili di vita e di consumo che ci consentano di salvare il Pianeta. Ne siamo capaci. Dobbiamo farlo.

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