Portale di economia civile e Terzo Settore

Lavoro, serve un nuovo contratto sociale (prima parte)

15

C’è qualcuno a cui interessi ancora parlare di lavoro? C’è qualcuno che in tempi di slogan ha ancora la curiosità e la pazienza di leggere qualche decina di pagine su come sarà il lavoro domani? Strane domande, vero? In realtà mi sembra sia solo una delle contraddizioni di questo nostro tempo. Non mi pare sia mai accaduto che la crisi occupazionale si presentasse in maniera così marcata e al contempo il tema “lavoro” risultasse tanto estraneo non solo al dibattito politico ma anche all’opinione pubblica nel suo complesso.

Tutti sanno che in Italia il tasso di occupazione è estremamente basso mentre il tasso di disoccupazione è ancora molto elevato. La disoccupazione giovanile è ai massimi storici; l’occupazione femminile marca il passo e ci relega nella parte bassa della classifica dei Paesi europei. Le crisi aziendali si susseguono, il tasso di lavoro precario è alle stelle. Si presentano fenomeni nuovi come la povertà in costanza di occupazione.

Sono fenomeni che, in condizioni normali, impegnerebbero quotidianamente il dibattito pubblico, innanzitutto per comprendere cosa stia succedendo e quali scenari futuri si annuncino. E poi per cercare soluzioni credibili, praticabili, coraggiose, per oggi e per domani. Invece, niente di tutto questo. Regna un incomprensibile silenzio. Nessuna forza politica pone l’argomento all’ordine del giorno. Gli stessi sindacati non riescono a raggiungere la soglia di visibilità nell’opinione pubblica, se non in occasione di qualche grande manifestazione nazionale o di qualche protesta per crisi aziendale, ormai derubricata a cronaca locale.

Il lavoro rischia di essere argomento per accademici e centri studi. Sarà per questo che la recente pubblicazione della Commissione globale sul futuro del lavoro dell’Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro) ha trovato eco solo in qualche illuminato servizio giornalistico, mentre nessun esponente politico ha ritenuto utile prenderla in considerazione.

Eppure i motivi di preoccupazione non mancano. «I cambiamenti socioeconomici in atto nel mondo del lavoro, quelli tecnologici in primis, vanno mitigati e anticipati, analogamente a quanto si fa per il cambiamento climatico, altrimenti tanti lavoratori finiranno ai margini, rendendo insostenibile la situazione sociale dei Paesi», dice Giovannini, economista, già presidente dell’Istat e ministro del Lavoro. «Non sappiamo quanti lavori verranno distrutti e quanti verranno creati, ma tutto questo avverrà a una velocità molto alta». L’obiettivo da perseguire è uno: «Scrivere un nuovo contratto sociale».

Il rapporto è il risultato del lavoro di 15 mesi della Commissione composta da 27 personalità del mondo imprenditoriale e del lavoro, dei gruppi di riflessione, delle università, dei governi e delle organizzazioni non governative. 

«Il rapporto della Commissione Mondiale sul Futuro del Lavoro  dell’OIL è un contributo essenziale alla comprensione globale dei cambiamenti in atto nel mondo del lavoro», ha affermato Cyril Ramaphosa, presidente della Commissione e presidente del Sudafrica. «Il rapporto dovrebbe stimolare l’impegno e i partenariati a livello nazionale e regionale per assicurare che l’economia e la società globale diventino più eque, giuste e inclusive. Allo stesso tempo, dovrebbe ispirare un’azione globale per contenere o affrontare le sfide che l’umanità ha inflitto a se stessa nel corso della storia».  

Stefan Löfven, primo ministro svedese: «Il mondo del lavoro sta subendo grandi cambiamenti che creano molte opportunità di lavoro di migliore qualità. Ma i governi, i sindacati e i datori di lavoro devono collaborare per rendere più inclusive le economie e i mercati del lavoro. Tale dialogo sociale può contribuire a far funzionare la globalizzazione per tutti». 

«Le questioni evidenziate in questo rapporto sono importanti per le persone di tutto il mondo e per il pianeta stesso», ha commentato il direttore generale dell’OIL, Guy Ryder. «Tali questioni possono essere impegnative ma ignorarle sarebbe un grande pericolo. L’OIL, che riunisce governi, datori di lavoro e lavoratori di tutto il mondo, può servire da bussola e da guida nel prosieguo del cammino e aprire nuove prospettive per il lavoro delle future generazioni».

Non resta che sperare che “qualcuno dei nostri” trovi il tempo e la voglia, bontà sua, di soffermarsi quanto meno sulla Sintesi del Rapporto che qui di seguito proponiamo.

Il futuro del lavoro

Nuove forze stanno trasformando il mondo del lavoro. Le transizioni che ne derivano richiedono un’azione decisiva.

Si prospettano innumerevoli opportunità per migliorare la qualità della vita lavorativa, ampliare le scelte, colmare il divario di genere, ridurre i danni causati dalle diseguaglianze nel mondo e altro ancora. Senza un’azione decisiva, ci dirigeremo verso un mondo caratterizzato da maggiore incertezza e diseguaglianze crescenti.

Il progresso tecnologico – l’intelligenza artificiale, l’automazione e la robotica – creeranno nuovi posti di lavoro, ma coloro che perdono il lavoro nel processo di transizione saranno forse i meno preparati per cogliere le nuove opportunità. Il patrimonio attuale di competenze non corrisponderà a quello richiesto dai lavori di domani e le nuove competenze acquisite potrebbero presto diventare obsolete. La transizione ecologica delle nostre economie creerà milioni di posti di lavoro man mano che verranno adottate pratiche sostenibili e tecnologie pulite, ma altri posti di lavoro scompariranno con il ridimensionamento delle industrie ad alta intensità di carbonio e di risorse. I cambiamenti demografici non sono meno importanti. Popolazioni sempre più giovani in alcune parti del mondo e sempre più anziane in altre, possono esercitare una pressione sui mercati del lavoro e sui sistemi di sicurezza sociale. Questi cambiamenti offrono, tuttavia, nuove possibilità di creare società più attive e inclusive attraverso servizi di assistenza e cura alla persona.

Dobbiamo cogliere le opportunità offerte da questi cambiamenti al fine di creare un futuro migliore e fornire sicurezza economica, pari opportunità e giustizia sociale, e in definitiva rafforzare il nostro tessuto sociale.

Cogliere l’opportunità: rafforzare il contratto sociale

L’attuazione di questo nuovo percorso richiede l’impegno e l’azione dei governi e delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei sindacati. Essi debbono rafforzare il contratto sociale che garantisce un’equa partecipazione dei lavoratori al progresso economico, il rispetto dei diritti e la protezione contro i rischi. Questo in cambio del costante contributo dei lavoratori all’economia. Il dialogo sociale può svolgere un ruolo chiave nel garantire che il contratto sociale venga adattato ai cambiamenti in corso ogniqualvolta tutti gli attori del mondo del lavoro siano pienamente coinvolti, compresi milioni di lavoratori che, al momento, ne sono esclusi.

Un piano incentrato sulla persona

Per il futuro del lavoro, proponiamo un piano incentrato sulla persona che rafforzi il contratto sociale mettendo le persone e il loro lavoro al centro della politica economica e sociale e delle pratiche d’impresa. Questo piano poggia su tra pilastri che, insieme, genereranno crescita, equità e sostenibilità per le generazioni presenti e future.

Il caldo record colpisce persino l’Alaska
Nel Mediterraneo emergenza per un veliero e una nave

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Loading Facebook Comments ...