Portale di economia civile e Terzo Settore

Essere maschi, un percorso (seconda parte)

28

Continua da Essere maschi, un percorso (prima parte)

C’è riflessione dietro questo silenzio o solo muto sconcerto? Naturalmente tracce di ricerca maschile ce ne sono. Qualcuno si è fatto carico di percorrere sentieri impervi, partendo da luoghi diversi. Gruppi di ricerca, contatto con la natura, psicanalisi, ricerca biblica. Indizi preziosi da cercare e serbare con cura. In realtà la maggior parte dei maschi sembra restare passiva. Le donne fanno la propria strada, gli uomini al più si adattano minimizzando i danni, facendo leva sui sensi di colpa femminili, inevitabilmente collegati a un processo di liberazione. Ovviamente si possono notare tante sfumature diverse.

Larga parte dei maschi sceglie di far finta di niente. Nessuna contestazione esplicita in merito alle rivendicazioni e alle conquiste femminili. Anzi, una solidarietà dichiarata, anche se tiepida. Al massimo la richiesta di “non eccedere”. Appunto, “minimizzare il danno”, facendo in modo che la vita reale cambi il meno possibile. Senza clamore si pratica una divisione dei ruoli piuttosto netta, facendosi carico di qualche onere familiare giusto per salvare la faccia. La speranza è che non si arrivi mai al punto di rottura e che, qualora si giunga nei pressi, la donna faccia un passo indietro, grazie all’inevitabile appello a salvare una relazione o a tutelare il bene dei figli. Un ricatto psicologico che spesso funziona.

Una piccola minoranza di maschi, al contrario, sentendosi messa all’angolo, dimostra con ancora più forza un atteggiamento “proprietario” nei confronti delle compagne. Qualcuno con il guanto di velluto, qualche altro con il pugno di ferro.

In tutti i casi è l’abbandono che scatena le reazioni più radicali. Non mi riferisco alle reazioni violente, alle percosse fisiche, ai ricatti psicologici, da ultimo al femminicidio. Certo, ci sono anche questi drammatici episodi, tanti, troppi. Ma in questa sede mi interessa di più riflettere su come gli uomini vivono la fine di una relazione. Ciascuno di noi c’è passato e conosce il dolore e la sofferenza che inevitabilmente si devono affrontare. Ma questo vale tanto per gli uomini quanto per le donne. Tuttavia mi sembra ci sia una differenza da segnalare.

L’uomo, troppo spesso, “estremizza” l’evento. Che vuol dire? Nell’uomo l’abbandono da parte di una donna mette in discussione un modello di vita, il suo futuro, pone in dubbio la sua identità più profonda.

L’abbandono determina almeno due condizioni che l’uomo d’oggi soffre moltissimo: la sconfitta e la solitudine.

La sconfitta ha una dimensione personale e una sociale. La prima equivale a riconoscere che non si è stato in grado di “mantenere” la propria compagna. “Ho fallito, non ho ‘convinto’ chi mi era accanto e non ho neppure saputo esercitare il ruolo dominante che le convenzioni sociali ancora mi attribuiscono. Lei ha scelto altro da me. Non necessariamente un altro, ma qualcosa di diverso da quello che io sono stato in grado di offrirgli”. Per alcuni è una constatazione intollerabile.

La dimensione sociale è altrettanto drammatica. La sconfitta svela al mondo la mia debolezza, la mia fragilità. “Allo stesso tempo ho perso la compagna e una parte essenziale del mio ruolo sociale, la possibilità di essere riconosciuto dagli altri”. Questo vuol dire mostrare pubblicamente la propria debolezza, la propria fragilità.

La seconda dimensione chiama in ballo la solitudine. La solitudine è un problema enorme per il maschio. Non siamo più abituati a stare soli, a fare i conti con noi stessi. Non lo sappiamo fare nell’organizzazione materiale della vita (cucinare, pulire, accudire); tanto meno nelle relazioni sociali. Per noi, spesso, la gestione del tempo e dello spazio è assai difficile. Siamo abituati a muoverci in luoghi organizzati dalle donne, così come lo sono gli incontri con gli amici, con i parenti. Da soli tempo e spazio si dilatano a dismisura, mettendoci a disagio. Il silenzio diventa angoscia. Molti di noi non sanno immaginare la propria vita, neppure brevi tratti di vita, senza una compagna, una persona in grado di colmare i propri vuoti, le proprie lacune.

Non mi pare accada la stessa cosa alle donne. Perché? Potremmo rintracciare decine di motivi plausibili. Qui mi interessa soffermare l’attenzione su uno soltanto. In questa fase le donne hanno un progetto di vita, hanno una visione del futuro. Parlo delle singole donne, ma anche delle donne nel loro insieme. Attraversano una fase di cambiamento tanto difficile quanto feconda, fertile, ricca di prospettive. La relazione uomo-donna resta una dimensione essenziale ma, di certo, non è più percepita come unica, identitaria. Non solo le donne affermate professionalmente, ma anche quelle in condizioni sociali problematiche sanno pensare il futuro, sanno guardare oltre, “sentono” che è possibile raggiungere qualcosa di diverso e migliore anche nel momento più buio. Per gli uomini non è così. Non c’è più quella società che gli assicurava un ruolo in ogni caso. L’uomo non è più il dominus. Non lo è a casa, in famiglia; non lo è nel lavoro; non lo è neppure nell’intrattenimento. Ha perso charme e attrattiva. La strada è in salita. Ogni risultato è provvisorio, addirittura precario. Soprattutto le relazioni con le donne, siano esse fidanzate, mogli, compagne.

Così, quando si perde una “postazione” faticosamente raggiunta, oltre non c’è il futuro, ma il baratro. Quando si perde un lavoro non sappiamo se ne troveremo un altro. E, anche in questo caso, la nostra capacità di adattamento è molto minore di quella delle donne. Se si perde un amore non siamo affatto certi che ne troveremo un altro. Temiamo di non avere le risorse psicologiche per aprirci a nuovi incontri. Non lo confesseremo mai, ma a volte abbiamo paura delle donne.

Forse da adolescenti siamo stati sfrontati. Ora siamo come gli adolescenti attuali, timorosi, impacciati, timidi. Non abbiamo un progetto per il futuro. Non siamo più il centro del mondo, non ci sono rendite di posizione. La sola prospettiva è quella di mettersi in cammino con uno zaino leggero alla ricerca di una nostra nuova dimensione. In questo modo impareremo molte cose nuove, soprattutto da quelle ragazze che un pezzo di strada lo hanno già percorso.

In India il caldo estremo sta mietendo vittime
Alla ricerca della "Maturità"

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Loading Facebook Comments ...