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Alla ricerca della “Maturità”

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Gli esami non finiscono mai! E’ vero, ma ci sono esami che – per dirla alla Orwell – sono più esami di altri. Mi riferisco, ovviamente, a quelli di Maturità che oggi inizieranno per migliaia di studenti italiani.

Chi nella vita si è trovato ad affrontare questa prova, sa perfettamente di cosa parlo. Perché l’esame che chiude il ciclo delle scuole superiori, indipendentemente dalle scelte per il futuro di chi lo sostiene, è uno di quegli appuntamenti della vita che difficilmente si può cancellare dalla memoria.

Un mix di ansia, emozione, aspettativa, triste, gioia che, forse per via dell’età ancora tutto sommato giovane, è difficile da metabolizzare, ma soprattutto è impossibile da dimenticare. Dallo studio matto e disperatissimo con il compagno di banco, alla scelta ponderata dell’abbigliamento, passando per i ripassi notturni e le crisi dell’ultima ora. Quanti di voi hanno pensato almeno una volta nelle settimane precedenti: “Basta, io non ci vado!”. A me è accaduto, nonostante non sia mai stata una persona troppo preoccupata per i risultati scolastici, e sono certa di non essere la sola. Basti pensare che questo esame rappresenta un sogno (o forse un incubo) frequente per ben 6 italiani su 10. C’è chi sogna di rifare lo stesso identico esame, chi di fare scena muta, chi di saper finalmente rispondere a quella domanda che lo aveva messo in difficoltà e chi di non presentarsi affatto.

A me, ad esempio, è capitato solo una volta di rivivere oniricamente quell’esperienza ed è stato un vero incubo: sognavo di rispondere correttamente a una domanda e di trovare davanti a me i volti contrariati dei componenti della commissione d’esame che mi ripetevano che stavo sbagliando. E io, ritrovandomi improvvisamente adulta, mi alzavo in piedi e iniziavo a battere i pugni sulla cattedra e a dire ai professori che erano una massa di ignoranti.

Ma non ci sono solo i sogni a ricordarci quanto gli esami di Maturità siano un momento importante nella nostra vita. Un esempio arriva dall’intramontabile canzone “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti, che questa settimana più che in ogni altro periodo dell’anno risuona nelle radio italiane, o l’omonimo film (con annesso sequel) di Fausto Brizzi dedicato a un gruppo di amici alle prese con la Maturità. Per non parlare del film Immaturi – da cui è nata anche una serie tv – in cui Paolo Genovese ha portato sul grande schermo la paura più grande: quella di dover rifare nuovamente quell’esame, ma in età adulta.

Ma vi siete mai chiesti cosa renda questa prova così importante e indimenticabile?

Io credo che il motivo non sia da ricercare tanto nell’esame in sé, per quanto sicuramente impegnativo per un diciottenne, quanto piuttosto nello stato d’animo dello studente che lo affronta. L’esame di Maturità, infatti, rappresenta un momento di transizione: dalla vita da adolescente a quello da adulto, dall’obbligo alla scelta, dal sicuro all’incerto, dalla dipendenza all’indipendenza. Ed è proprio questo passaggio che, a mio avviso, porta con sé quel mix di emozioni contrastanti di cui parlavamo in apertura. C’è la felicità di concludere la scuola, ma la tristezza di lasciare i propri compagni; l’entusiasmo di affrontare la vita universitaria o lavorativa, ma l’ansia di non essere all’altezza; l’eccitazione di prendere il proprio destino tra le mani, ma la paura di non sapere cosa farci. Insomma, in un solo esame, è racchiusa tutta la frenesia della ricerca della maturità.

E allora il mio augurio a tutti gli studenti che a partire da oggi affronteranno gli esami di Maturità, è di vivere appieno queste emozioni perché, indipendentemente da come andranno le prove, sarà un periodo che ricorderete – nel bene o nel male – per tutta la vita.

Il direttore

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