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Ancora una volta la Sea Watch 3 nell’occhio del ciclone

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Ancora irrisolto  il nuovo braccio di ferro tra la Ong tedesca Sea Watch 3 che batte bandiera olandese e il ministro degli Interni italiano. Di questa nave avevamo già scritto in un precedente articolo per una situazione del tutto analoga accaduta il 19 maggio che si è risolta poi il giorno successivo. I motivi per  lo sbarco a Lampedusa erano che la nave era stata posta sotto sequestro dalla procura di Agrigento per verifiche, ma successivamente è stata dissequestrata il 1 giugno scorso ed è tornata in mare.

Ed è stato il 12 giugno che la Sea Watch 3 ha salvato 53 migranti che si trovavano su un gommone al largo della Libia. È stata la stessa nave che attraverso Twitter ne ha dato l’annuncio, spiegando che l’avvistamento era stato fatto dall’aereo di ricognizione Colibrì che aveva informato le autorità competenti e la nave stessa, per cui era stato dato seguito al soccorso sfìeguendo le prassi del diritto internazionale.

Per la prima volta la Marina libica ha offerto il porto di Tripoli per lo sbarco della nave, ma il comandante ha rifiutato ed ha proseguito la navigazione.

Ed è stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini a reagire in modo repentino, spiegando che i migranti salvati non potranno sbarcare in Italia e che la Sea Watch 3 sta prendendo tempo andando avanti e indietro al limite delle acque territoriali italiane, dato che ha rifiutato il rifugio proposto dai libici.

Questa volta però è intervenuta direttamente la Commissione UE con la portavoce Natasha Bertaud: «Non commentiamo i commenti di un ministro. In generale la Commissione non ha le competenze per decidere se una nave può sbarcare persone o indicare un posto per lo sbarco. Tutte le navi battenti bandiera europea sono obbligate a rispettare il diritto internazionale e il diritto sulla ricerca e salvataggio in mare che comporta la necessità di portare delle persone in un posto sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni non si trovano in Libia».

La stessa Ong tedesca ha risposto con un altro tweet scrivendo: «Sea Watch rimane senza un porto sicuro assegnato con a bordo 53 persone di cui 5 minori, due molto piccoli. Davvero un ministro della Repubblica italiana vuole costringerci a portare queste persone in un Paese in guerra? Davvero l’Ue permette una tale violazione dei diritti umani?».

Intanto, nel pomeriggio di sabato 15 giugno, mentre la Sea Watch si trovava 16 miglia al lago di Lampedusa, sono state fatte sbarcare dieci persone: ì migranti, trasferiti sull’isola con una motovedetta della Guardia Costiera, sono sette persone che necessitano di cure mediche e tre accompagnatori. Allo stesso tempo il ministro dell’Interno ha firmato il divieto di ingresso alla nave nei porti italiani.

La nave al momento staziona ancora al largo delleacque territoriali di Lampedusa per il quarto giorno.

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