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Che cosa sta accadendo a Hong Kong

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Domenica 9 giugno a Hong Kong sono scese in piazza migliaia di persone per manifestare contro un emendamento legislativo che consentirebbe l’estradizione di oppositori politici in Cina.

Oltre un milione di cittadini, secondo l’associazione Civil Human Rights Front , ha protestato in questa città la cui sovranità è stata trasferita nel 1997, come da accordi precedenti, dal Regno Unito alla Repubblica Popolare Cinese.

Se la cifra dei partecipanti fosse confermata, ha scritto il New York Times, si tratterebbe di una delle più grandi manifestazioni della storia della città e dimostrerebbe l’aumento dei timori riguardo all’erosione dei diritti civili che hanno sempre distinto Hong Kong dal resto del Paese. Infatti l’ex colonia britannica ha ancora un sistema legale semi-indipendente e quindi sarà parzialmente autonoma dalla Cina fino al 2047 e per ora non esistono accordi formali che regolano l’estradizione.

Non fosse che l’attuale governatrice, Carrie Lam, ha proposto di emendare la legge per andare incontro alle richieste cinesi sia pure per reati gravi come omicidio e stupro, aumentando nel contempo la pena minima necessaria per l’estradizione e stabilendo che la richiesta per la procedura debba essere chiesta dalla più alta istanza giuridica del Paese richiedente.

In effetti gli oppositori sanno benissimo che Lam è molto vicina al Partito Comunista cinese, motivo per cui temono un cedimento nei confronti della Cina dove il sistema giudiziario prevede anche la pena di morte e dove i luoghi di detenzione sono spesso fatiscenti e trascurati e dove, come avevamo spiegato in questo articolo,  secondo la denuncia di Amnesty International il dissenso o le commemorazioni vengono vietati.

Del resto, le proteste di domenica sono state soprattutto pacifiche: i manifestanti sono scesi in piazza con una maglia bianca (simbolo della giustizia) e con le mani incrociate sopra la testa per dimostrare il loro dissenso. Ma nella notte alcuni hanno provato a occupare degli spazi davanti ai palazzi governativi lanciando diversi oggetti contro gli agenti che hanno risposto con cariche, spruzzando spray al peperoncino e utilizzando forti getti di acqua, riuscendo a disperdere i cittadini, dimostrando di essere pronti a rispondere con la forza.

Le proteste però continuano e un primo risultato è stato ottenuto dagli oppositori: la discussione in Parlamento a Hong Kong riguardo l’estradizione doveva essere effettuata ieri mercoledì 12 giugno ma è stata posticipata a una data non precisata, anche se alcuni media ritengono che potrebbe tenersi il 20 giugno.

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